Il tanto contestato Jobs Act è legge. La riforma del lavoro ieri sera è passata al Senato con 166 sì, 112 voti contrari e un astenuto, mentre fuori da Palazzo Madama infuriava la protesta di studenti, sindacati e precari. Il testo del ddl delega è stato approvato senza subire modifiche. Il Governo ha infatti chiesto la fiducia, la 32esima dall’inizio del mandato. L’esecutivo ora avrà sei mesi di tempo per emanare i decreti. Il Premier Matteo Renzi non si è lasciato scalfire né dai manifestanti né dalle critiche interne al suo stesso partito, twittando a caldo tutta la sua soddisfazione per l’approvazione del provvedimento:

“L’Italia cambia davvero. E noi andiamo avanti”.

Il Premier ha dichiarato che quella di ieri è stata una giornata storica per l’Italia, destinata a segnare la direzione del Paese nei prossimi anni. Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà, non è dello stesso parere  e critica aspramente la riforma del lavoro avviata dal Governo Renzi:

“Smantellano la civiltà dei diritti del lavoro e lo chiamano Jobs Act. Il Governo Renzi  è diventato così l’alfiere delle battaglie storiche della destra sui diritti del lavoro. Immaginare che la perdita di diritti e di reddito lavoro possa aiutare il sistema economico a uscire dalla crisi è pura superstizione”.

Per SEL con il Jobs Act l’Italia ritorna all’Ottocento. Soddisfatto invece il Centro Destra. Maurizio Sacconi di NCD auspica che il Governo  studi norme chiare, di facile applicazione, dando priorità al superamento dell’articolo 18. Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti spiega che i primi decreti riguarderanno proprio le norme attuative del contratto a tutele crescenti, seguiti dalla riforma delle indennità di disoccupazione:

“Con l’ok definitivo al Jobs Act, ha spiegato Poletti,  il Parlamento ci consegna un testo significativamente cambiato e migliorato. Ora si dovrà procedere “speditamente” ai decreti attuativi, partendo da quelli per l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che vogliamo rendere operativo da gennaio. Lo scopo è rendere il mercato del lavoro più efficiente ed accrescerne il tasso di equità e di inclusività, soprattutto a vantaggio dei giovani”.