Un faticoso accordo tra Renziani e la minoranza del Pd dovrebbe portare ad alcune modifiche del Jobs Act alla Camera. Sul testo non dovrebbe essere posta la fiducia e le modifiche dovrebbero arrivare a seguito di un lavoro della commissione che si occupa della legge.

Le modifiche che hanno permesso di arrivare ad un accordo tra le due inconciliabili anime del partito democratico dovrebbe portare a permettere il reintegro dei lavoratori – e quindi all’applicazione dell’articolo 18 – in caso di licenziamenti ingiustificati di natura disciplinare.

Visto com’è stato cambiato l’articolo 18 dal governo Monti, e le discussioni sulle modifiche al reintegro dei lavoratori discusse dal governo Renzi, le modifiche che verrebbero fatte al testo sembrano soprattutto la classica foglia di fico che permette di cambiare marginalmente la sostanza del Jobs Act dando comunque l’onore delle armi alla “sinistra” del Partito democratico che almeno formalmente non perde la faccia.

Questo lo sanno anche gli alleati di governo, che comunque intervengono sulla faccenda più per fare scena e far vedere che ci sono che per altri motivi. Per cui Nunzia De Girolamo, che per chi non lo sa è il capogruppo di Ncd alla Camera, scrive su un tweet che “Il Jobs Act è troppo importante: calendarizzare subito! Ma spieghiamo a Speranza che il Parlamento non è il luogo di ratifica della direzione Pd”. E trova subito una sponda nel presidente della commissione Lavoro Maurizio Sacconi – anche lui ovviamente Ncd -: “Non basta che la direzione del Pd abbia trovato un accordo sul Jobs Act per sdoganare il provvedimento, serve anche una riunione di maggioranza”.