Il Jobs Act ha debuttato con numeri positivi. Stando a quanto riportano i dati appena diffusi dal Ministero del Lavoro, nel primo mese in cui è stata introdotta la nuova riforma del lavoro si è registrato un aumento delle occupazioni piuttosto significativo.

Andando a leggere i primi dati, che sono ancora parziali a da verificare con esattezza, come lo stesso Ministero del Lavoro ha tenuto a precisare, nell’ultimo mese, quello che ha visto l’ingresso in vigore del Jobs Act, ci sarebbe stato un incremento nel numero degli occupati di ben 92.299 unità.

Il Ministero del Lavoro riporta infatti che nel corso di marzo 2015 sono stati attivati 641.572 nuovi contratti di lavoro, contro le 549.273 cessazioni, per un saldo in attivo di 92.299 unità. Va inoltre sottolineato come tra le attivazioni 162.498 risultino contratti a tempo indeterminato. Un incremento significativo che fa segnare un + 17,5% rispetto ai numeri del 2014 e un + 25,3% rispetto ai dati dello scorso mese.

Ulteriore buona notizia: sono raddoppiate le trasformazioni di contratti a tempo determinato in indeterminati, che erano 22.116 nel 2014, contro i 40.034 di quest’anno. Segnali di ripresa incoraggianti che possono essere letti in maniera positiva dal governo di Matteo Renzi, che sul Jobs Act, entrato in vigore a partire dallo scorso 6 marzo, ha puntato parecchio. Questo per lo meno se i dati verranno confermati ufficialmente. Il Ministero del Lavoro ha segnalato come questi numeri siano al momento da considerare ancora provvisori e sono inoltre al netto del lavoro domestico e della pubblica amministrazione.

Dati meno entusiasmanti arrivano invece dall’Istat, che segnala come le retribuizioni nell’ultimo mese, nonostante il Jobs Act, siano rimaste ferme rispetto allo scorso mese e in incremento di appena l’1% rispetto a quelle dello stesso periodo nel 2014. Considerando che nel marzo 2015 i prezzi sono scesi dello 0,1% nei confronti dell’annata passata, per effetto della bassa inflazione l’aumento degli stipendi è però da considerarsi dell’1,1%.