Le parole del ministro del Lavoro Giuliano Poletti in merito a un possibile rinvio dell’ipotetico referendum sul Jobs Act stanno facendo molto discutere nell’agone politico.

La Consulta ha infatti annunciato che l’11 gennaio incomincerà a lavorare sull’analisi relativa all’ammissibilità dei tre referendum abrogativi proposti dalla Cgil, che hanno ricevuto la firma di 3 milioni di cittadini.

Nello specifico i punti toccati dai tre possibili quesiti del referendum sul Jobs Act riguardano a eliminare le modifiche all’articolo 18 dello stato dei lavoratori relative alla possibilità di licenziamento, le disposizioni in merito ai limiti della responsabilità in solido tra appaltante e appaltatore, in caso di violazioni ai danni del lavoratore e infine il ritiro dei voucher usati per il pagamento delle prestazioni straordinarie.

Poletti, che poi in seguito ha smentito le proprie dichiarazioni definendole “una scivolata”, ha infatti affermato che “se si vota prima del referendum il problema non si pone. Ed è questo, con un governo che fa la legge elettorale e poi lascia il campo, lo scenario più probabile”.

Parole che smentirebbero l’assunto del governo Gentiloni, che almeno stando ai piani dovrebbe rimanere in carica fino al mantenimento della fiducia parlamentare e non dovrebbe essere legato a doppio filo all’elaborazione di una nuove legge elettorale.

Susanna Camusso di Cgil ha ribadito che “ogni slittamento significa non avere il coraggio di affrontare i problemi”, osteggiando duramente l’ipotesi avanzata da Poletti, mentre dall’altra parte del campo Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, ha reso pubblica la sua sfiducia nei confronti dello strumento referendario, in grado di provocare “incertezza, ansietà del sistema Paese in cui i consumatori non consumano e gli investitori attendono”.

Poletti ha dovuto rettificare ulteriormente le sue parole, precisando di aver fatto una constatazione ovvia in merito al rinvio: “È un’ipotesi che io non ho ‘Invocato’ e non dipende certo dalla mia volontà che questo possa accadere. Ogni interpretazione strumentale è, quindi, totalmente fuori luogo”.