La Cgia di Mestre tira le somme delle due maggiori novità in tema di lavoro: i decreti attuativi del Jobs Act e il Tfr in busta paga. Sul primo tema ci sono solo i dati dei ricercatori dell’Unioncamere nazionale. L’indagine che fanno periodicamente sulla previsioni occupazionali delle imprese dell’industria e dei servizi mostra che il saldo occupazionale per l’Italia, nel primo trimestre, dovrebbe essere positivo per 8.390 unità – che corrispondono a 209.680 lavoratori in ingresso e 201.300 in uscita. Solo per fare un confronto, nello stesso periodo del 2014, il saldo era stato negativo e pari a 14.500 dipendenti.

Come spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi questi dati non hanno nessun rigore statistico. Tuttavia, essendo il risultato di un’indagine telefonica su un campione qualificato di titolari d’azienda, ci consente di testare lo stato d’animo delle imprese che, a quanto pare, sembra meno negativo di qualche mese fa“. E prosegue spiegando che nessuno può dire “se il previsto aumento della platea occupazionale sia dovuto alle misure previste dal Jobs act, oppure sia da ricondurre alle agevolazioni contributive introdotte con la legge di stabilità 2015, che dal primo gennaio consentono alle aziende che assumono un lavoratore con un contratto a tempo indeterminato di non versare alcun contributo previdenziale per ben tre anni. Sta di fatto che qualche segnale positivo comincia a fare capolino anche nel mercato del lavoro del nostro Paese“.

Per quanto riguarda il Tfr in busta paga invece, la Cgia ha stimato che un operaio con una retribuzione di 1.200 euro netti al mese, se decide di ricorrere a questa possibilità, si troverà 71 euro al mese in più. Un impiegato con uno stipendio di 1.600 euro mensili, si porterà a casa 112 euro, che diventeranno 214 per un dirigente/quadro con uno stipendio mensile di tremila euro.

Quanta gente ha deciso di destinare il Tfr che maturerà in busta paga? Secondo la Confesercenti pochi. Ha fatto un sondaggio da cui risulterebbe che solo il 6% dei dipendenti ha già fatto questo passo. Oltre a loro c’è un altro 11% che pensa di ricorre al Tfr in busta paga entro la fine dell’anno, mentre l’83% preferisce lasciare tutto com’è.