E’ una storia pazzesca, quella che vede come protagonista John McAfee, colui a cui un buon numero di internauti deve la salute del proprio computer. L’inventore del software antivirus che ne porta il nome è da quattro giorni impegnato in una fuga rocambolesca dalle autorità del Belize, che lo stanno ricercando in merito all’omicidio di Gregory Faull, suo vicino di casa, freddato a colpi di arma da fuoco lo scorso weekend.

Entrambi i protagonisti della vicenda avevano scelto il paese centroamericano, e più precisamente l’isola di Ambergris Caye, come loro personale Sanssouci. Palme, acqua cristallina e conto in banca a schiere di zeri (solo due anni fa, il 67enne McAfee aveva venduto l’omonima società a Inter per una cifra vicina agli 8 miliardi di dollari) dovrebbero suggerire un buen retiro da sogno, e invece i due americani non si sono mai sopportati. Faull aveva più volte denunciato il turbolento vicino – reo, tra le altre cose, di dedicarsi alla sintesi amatoriale di sostanze stupefacenti – l’ultima la settimana scorsa, a causa dei cani di McAfee (ben 11), rumorosi quanto il padrone. La situazione degenera tra venerdì e sabato: quattro dei cani del programmatore della Virginia vengono trovati avvelenati il venerdì, mentre il giorno dopo è la volta del cadavere di Faull.

Visti i precedenti, la polizia del Belize si precipita a casa di McAfee per rivolgergli qualche domanda. Peccato che lui fosse già sparito. Dove? Lo ha rivelato giusto ieri lo stesso McAfee a Joshua Davis, giornalista di Wired: seppellendosi sotto la sabbia della sua spiaggia privata e coprendosi la testa con una scatola di cartone. Dopo aver trascorso 18 ore a nascondersi nella propria stessa magione, McAfee è sgusciato via e ha fatto perdere le sue tracce con una fuga romanzesca, scappando in barca a remi, sul tettuccio dei taxi, dormendo in letti infestati di parassiti (parole sue).

Ma, attenzione, McAfee non sta scappando perché colpevole, ma per il timore che la polizia del Belize, già incancrenita con lui per via di quella storia di droga (ancora in giudicato), possa fabbricare prove false contro di lui, o addirittura torturarlo o ucciderlo. Non vuole finire nelle loro mani. Si sente un perseguitato. Per questo si è tinto capelli, sopracciglia e barba di nero, lui che . “Il problema”, dice, “è che ora sembro davvero un assassino”.