Continua la diatriba che sta opponendo Italia e Unione Europea, in merito alla manovra per il 2017, con Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi nei panni dei due pugili agli angoli del ring e il commissario agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nelle vesti dei due pacieri.

Secondo il Presidente della Commissione UE l’Italia dovrebbe smetterla di attaccare l’Europa in merito alla sua politica fiscale: le accuse riportate non avrebbero ragione d’essere, e in ogni caso stanno producendo risultati opposti a quelli desiderati, ha affermato Juncker durante una conferenza stampa, aggiungendo poi che i cambiamenti alle regole hanno già permesso al nostro Paese di spingere 19 miliardi in più nel 2016.

L’Italia non può più dire, e se lo si vuole dire lo si può fare ma in realtà me ne frego, che le politiche di austerità sarebbero state continuate da questa Commissione come erano state messe in atto in precedenza“, ha continuato Juncker, dando poi dati precisi in merito alle concessioni che l’UE è disposta a fare: “Sono del parere, in particolare per quanto riguarda l’Italia, che bisognerà che noi prendiamo in considerazione il costo dei terremoti e dei rifugiati. Il costo addizionale legato ai migranti e ai terremoti per l’Italia è dello 0,1% del Pil, mentre ci aveva promesso di arrivare ad un deficit dell’1,7% nel 2017 e ora ci propone un deficit del 2,4%”.

Per Moscovici, impegnato a placare le polemiche, si sarebbe trattato di una risposta diretta apparso a torto aggressiva, mentre Juncker non avrebbe fatto che proporre le cifre effettive della manovra.

Il presidente del Consiglio italiano però non ha voluto sentire ragioni, e ha affermato che le misure che l’Italia dovrà prendere per affrontare le due emergenze non potranno essere rimandate o bloccate per imposizioni esterne: “Juncker dice che faccio polemica. Noi non facciamo polemica, non guardiamo in faccia nessuno. Perché una cosa è il rispetto delle regole, altro è che queste regole possano andare contro la stabilità delle scuole dei nostri figli. Si può discutere di investimenti per il futuro ma sull’edilizia scolastica non c’è possibilità di bloccarci: noi quei soldi li mettiamo fuori dal Patto di stabilità, vogliano o meno i funzionari di Bruxelles”.

Renzi ha poi ribadito i numeri già presentati nella legge di stabilità inviata a Bruxelles: 0,2% del Pil di spese per la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, e lo 0,2% per l’accoglienza migranti, per un totale di deficit dello 0,4% che sommato a quello strutturale lo farebbe arrivare all’1,2%, livello tutt’altro che insostenibile.