Il giudice, nelle motivazioni della sentenza che ha condannato il 31enne ghanese a 20 anni, sottolinea la sua “condizione di emarginazione sociale e culturale” di Adam Kabobo, afflitto da una “condizione di stress” che era costretto a subire nella sua “lotta per la sopravvivenza” dovuta alla sua “condizione di emarginazione sociale e culturale”. Queste le parole del gup Manuela Scudieri che nella sentenza a carico dell’uomo che ha ucciso a picconate tre persone a Milano nel maggio 2013.

Il giudice ha riconosciuto a Kaboo la seminfermità mentale dichiarando che “la condizione di stress derivante dalla lotta per la sopravvivenza ha inciso sulla patologia di base, aggravando la sintomatologia delirante e allucinatoria e la compromissione cognitiva”. Secondo la Scudieri “è evidente che per quanto la malattia abbia svolto un ruolo significativo nella condotta complessiva dell’imputato, egli ha tuttavia conservato la capacità di comprendere il valore e il significato del suo comportamento e di agire di conseguenza” ed ecco giungere la decisione di riconoscere a Kabobo la seminfermità mentale.

Nonostante la condanna sarebbe dovuta essere di 30 anni, quella imposta a Kabobo sarebbe una pena “congrua” per un caso di “emarginazione sociale che aggravò il delirio” di un uomo che ha strappato violentemente la vita a 3 persone nei pressi del Niguarda.