L’11 maggio del 2013 il quartiere Niguarda di Milano fu sconvolto dalla folle violenza di Adam Mada Kabobo, clandestino ghanese trentenne che alle prime luci dell’alba massacrò a picconate tre passanti che avevano avuto l’unico torto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato: Alessandro Carolè, di 40 anni, morì subito per un colpo di piccone alla testa, mentre Daniele Carella, 21 anni, e Ermanno Masini, 64, spirarono tre giorni dopo all’ospedale a causa delle gravissime ferite riportate. Altre due persone furono colpite da Kabobo, ma senza riportare lesioni gravi.

Kabobo fu immediatamente tratto in arresto dai carabinieri. Dall’interrogatorio emerse che l’uomo era un clandestino con diversi precedenti per rapina, furto e possesso di stupefacenti; soprattutto, si evidenziò immediatamente il suo stato di grave squilibrio psichico, dal momento che l’omicida sosteneva di essere stato spinto a quella deflagrazione di violenza da alcune “voci”. Le stesse che, qualche mese dopo, lo indussero a strangolare, stavolta senza riuscirci, il suo compagno di cella nel carcere di San Vittore.

Meno di un mese fa è giunto alla conclusione il processo con rito abbreviato, al termine del quale il gup Manuela Scudieri ha riconosciuto a Kabobo la semi-infermità mentale, ritenendolo comunque capace di intendere e volere al momento delle aggressioni. La sentenza è stata di 20 anni di carcere, “sei anni e mezzo per ciascuna vittima”, secondo il commento a caldo da parte del figlio di Ermanno Masini, più altri 3 da passare in una casa di cura, a cui vanno aggiunti dai 100 ai 200mila euro di risarcimento per ciascuna parte civile.