Dopo le mostre dedicate a Chagall, Mirò e Picasso, che hanno portato a Pisa oltre 250.000 visitatori in tre anni, BLU | Palazzo d’arte e cultura apre le sue porte all’arte di Wassily Kandinsky,

“Un uomo capace di rovesciare le montagne” diceva Franz Marc, descrivendo l’amico e collega che con la sua concezione di linguaggio pittorico rivoluzionò l’arte del XX secolo, profondamente legata al mondo astratto e ricca di variazioni che riportano alla dimensione del sogno.

Con circa 50 opere, la mostra si configura come la più vasta rassegna dedicata in Italia al padre dell’astrazione: ripercorrerà, attraverso un’importante selezione di opere provenienti dal museo di Stato di San Pietroburgo e da altri importanti musei, il periodo fra il 1901, anno in cui Kandinsky abbandona gli studi giuridici per dedicarsi alla pittura, e il 1922: quando il pittore lascia definitivamente la Russia Sovietica e accetta l’incarico offertogli da Walter Gropius di dividere con Paul Klee l’insegnamento al Bauhaus.

I suoi studi di legge lo avevano portato ad analizzare i fondamenti del diritto nelle zone di campagna della Russia, ma, in modo imprevedibile, dai viaggi intrapresi per approfondire le tematiche analizzate, riportò soprattutto l’impressione suscitatagli dalla ricchezza decorativa delle izbe contadine che, con i loro colori accesi, gli diedero, come lui stesso ebbe modo di dire, la sensazione di “vivere dentro a un quadro”. Le esperienze del giovane Kandinsky si inseriscono nella corrente sviluppatasi in Russia in seguito alle ripercussioni scaturite dall’invasione napoleonica e la conseguente distruzione di Mosca, corrente volta a ricercare nella cultura primitiva e folclorica del mondo contadino, le radici di un’originaria e intatta civiltà russa. Di questo universo favoloso ed esoterico, contrapposto al razionalismo dell’occidente europeo, facevano parte le favole e le canzoni popolari trasmesse oralmente fin dal Medioevo e riprese poi in letteratura da Pushkin e Dostoevskji e in musica da Rimsky Korsakov, prima, e poi dagli altri compositori russi di inizio ‘900, da Mussorsgky a Skriabin a Stravinsky.
La rassegna ospitata da Palazzo Blu offre dunque preziosi riferimenti per ripercorrere l’evoluzione del pittore nel ventennio tra il 1901 ed il 1922, ma l’elemento originale della mostra è soprattutto lo sforzo di presentare al pubblico non solo le opere del periodo, ma anche e soprattutto il contesto culturale e la tradizione russa che lo circondano, scavando fino alle origini della produzione artistica di Kandinsky, per mettere in evidenza influenze e fascinazioni del pittore attraverso i suoi interessi e le sue passioni. Fondamentale, per ben interpretare la figura dell’artista come ponte di collegamento tra l’avanguardia russa e quella europea, sono poi i dipinti di amici e membri delle correnti di inizio ‘900 con i quali era in contatto. Sono infatti presenti, oltre ai manufatti dell’arte popolare russa anche alcune opere di Gabriel Munter, Alexej Jawlensky, Marianne Werefkin e Arnold Schönberg. Già l’ascolto di Wagner, aveva fatto presagire in Kandindsky la possibilità di un’arte, così come per la musica, staccata dal reale; ma proprio la musica di Schönberg sarà per lui la rivelazione di quell’armonia dissonante proposta poi dal Cavaliere azzurro.

L’esposizione che Palazzo Blu dedica alla prima produzione del padre dell’astrattismo sarà visitabile fino al 3 febbraio 2013.