Mentre gli autobus portano via i sopravvissuti alla strage dell’università di Garissa che ha sconvolto il Kenya negli scorsi giorni, è ora arrivato il momento delle rivendicazioni da una parte e delle reazioni politiche dall’altra.

Il Presidente del Paese, Uhuru Kenyatta, ha indetto tre giorni di lutto nazionale per piangere gli oltre 150 morti nell’attentato di al-Shabaab, e al contempo ha dichiarato che la reazione della nazione sarà dura e e spietata, promettendo una guerra “lunga e orribile”.

Nel suo discorso in tv Kenyatta ha spostato il discorso sull’infiltrazione del radicalismo islamico nel Paese, affermando che “è arrivato il tempo di essere onesti con se stessi. Dobbiamo iniziare a chiederci: dove sono i genitori e le famiglia di coloro che vengono radicalizzati?

Il politico sembra voler centrare il discorso sulla strage, che alcuni analisti hanno definito prevedibile ed evitabile, sull’argomento dello scontro religioso: “La lotta del governo contro il terrorismo è resa più difficile dal fatto che gli strateghi e i finanziatori di questa brutalità sono profondamente inseriti nelle nostre comunità e in precedenza sono stati visti come persone ordinarie e innocue. Non consentiremo loro di ritornare alla loro vita precedente. La forza della legge sarà scatenata con un’intensità ancora maggiore rispetto a quanto occorso negli anni precedenti.

Le rivendicazioni dei terroristi di al-Shabaab

Secondo alcuni in questo modo Kenyatta eviterebbe le polemiche riguardanti gli attacchi delle truppe nazionali in Somalia a partire dal 2011, quando iniziò l’operazione oltre confine per combattere i miliziani di al-Shabaab.

La rivendicazione dei terroristi, diffusa nella giornata di sabato, parla invece di violazione dei diritti dei musulmani e preannuncia una guerra aperta: “Fino a quando il vostro governo persisterà sul sentiero dell’oppressione, implementando politiche oppressive e sistematiche persecuzioni contro i musulmani innocenti i nostri attacchi continueranno di conseguenza. Nessuna precauzione o misura di sicurezza sarà in grado di garantire la vostra incolumità, di prevenire un altro attacco o un nuovo bagno di sangue nelle vostre città”.

Primi arresti e dubbi sulla dinamica dell’attentato

Il ministro per la Sicurezza interna del Kenya ha tuttavia annunciato l’arresto di cinque persone nel corso delle prime indagini. Tre persone associate a Mohamed Mohamud, altresì noto come Dulyadin Gamadhere (l’ex docente su cui è posta una taglia di 220mila dollari), sono state fermate mentre tentavano di attraversare il confine con la Somalia. Il quarto è invece un agente della sicurezza del campus di Garissa, e il quinto sarebbe un tanzaniano trovato nella soffitta dell’università armato di granate.

A questo proposito ci sarebbe un giallo rispetto ai quattro terroristi uccisi dall’esercito. Il governo aveva dichiarato che questi avrebbero indossato dell’esplosivo e nel momento della resa si sarebbero fatti saltare in aria. Tuttavia le indagini non hanno riscontrato la presenza di esplosivi sui loro corpi, d’altro canto ritrovati intatti.