50 anni fa, il 14 ottobre 1964,  il parlamento norvegese dichiarava Martin Luther King (35 anni) il più giovane vincitore del Premio Nobel per la pace. In quell’occasione volle precisare che il premio non era solo per lui, ma soprattutto per tutte le “nobili” persone che avevano lottato al suo fianco. Quando poi il 10 dicembre ricevette il premio a Oslo, Martin Luther King espresse la speranza di vedere tutte le genti ottenere, oltre ai pasti per il corpo «istruzione e cultura per la loro mente e dignità, uguaglianza e libertà per il loro spirito» .

Nato il 15 gennaio 1929 ad Atlanta (Georgia), egli dedicò l’intera vita alla lotta per i diritti civili e per cercare di abbattere nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni tipo di pregiudizio etnico. Nel periodo tra il 1955 e i primi anni ’60 è l’ ispiratore e l’ organizzatore delle iniziative per il diritto di voto ai neri e per la parità nei diritti civili e sociali, oltre che per l’abolizione, su un piano più generale, delle forme legali di discriminazione ancora attive negli Stati Uniti. Nel 1957 fonda quindi la “Southern Christian Leadership Conference” (Sclc), un movimento che si batte per i diritti di tutte le minoranze e che si fonda su ferrei precetti legati alla non-violenza di stampo gandhiano, suggerendo la nozione di resistenza passiva: “…siamo stanchi di essere segregati e umiliati. Non abbiamo altra scelta che la protesta. Il nostro metodo sarà quello della persuasione, non della coercizione… Se protesterete con coraggio, ma anche con dignità e con amore cristiano, nel futuro gli storici dovranno dire: laggiù viveva un grande popolo, un popolo nero, che iniettò nuovo significato e dignità nelle vene della civiltà.” Così, il 12 Aprile 1963, nonostante un’ingiunzione del tribunale che vietava la manifestazione, King scese in strada con circa 250 volontari, occupando negozi e ristoranti: era giunto il momento di mettere in atto la disobbedienza civile. Arrestato, dalla prigione scrisse la celeberrima lettera “Letter from Birmingham Jail” (lettera dalla prigione di Birmingham), dove citò l’esempio di legge ingiusta di Sant’Agostino secondo cui  “una legge ingiusta non è legge”.

Dopo i fatti di Birmingham, il culmine del movimento viene raggiunto il 28 Agosto 1963, quando King organizzò, insieme ai leader delle maggiori organizzazioni per la lotta per i diritti civili dei neri e appoggiato da John Kennedy, la famosa “marcia per il lavoro e la libertà”. Una giornata per chiedere la fine della segregazione razziale nelle scuole, una efficace legiferazione sul tema dei diritti civili, la protezione dalle brutalità della polizia per gli attivisti, uno stipendio minimo di 2 dollari all’ora per tutti i lavoratori ed un organo di auto-governo per Washington D.C., ma che verrà ricordata anche e soprattutto per il celebre discorso “I have a dream” uno dei più famosi nella storia oratoria americana: “I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal” .

Per il suo impegno nella lotta per i diritti civili e l’eliminazione della discriminazione razziale, in quanto “Capo della Southern Christian Leadership Conference e attivista per i diritti civili”, nel volgere di pochi anni Martin Luther King emerge come una delle personalità di spicco del Novecento, vincendo a soli 35 anni il più prestigioso riconoscimento internazionale: era proprio il 14 ottobre di 50 anni fa quando gli venne assegnato il Nobel per la Pace.

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