E’ agghiacciante la vicenda accaduta a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, dove è stato scoperto uno stupro di gruppo su una minorenne. Tutti sapevano ma nessuno denunciava. Persino i genitori della ragazzina era a conoscenza dei fatti, però avevano preferito tacere, forse per paura di scandali o ritorsioni in paese. La madre sapeva delle violenze subite dalla figlia grazie alla “brutta copia “di un tema che la ragazzina, per sbaglio, aveva lasciato sulla scrivania della sua stanzetta.

Violentata per anni ma nessuno denunciava

La vittima frequentava il Liceo delle Scienze Umane e Linguistiche di Reggio Calabria e, in un tema, aveva parlato della sua situazione di estremo disagio. “Fino a che un giorno a scuola la mia professoressa d’italiano ci dà un tema dove dovevamo parlare del ruolo che avevano avuto i nostri genitori nella nostra vita. Ed io che – nonostante non abbia detto niente per proteggere anche loro-  ero arrabbiata perché comunque non se ne sono mai accorti di niente. Cercavo di non essere mai triste, mai arrabbiata… magari mi rendevo attiva in casa, aiutavo molto mia madre. Di giorno in giorno non se ne sono accorti proprio di niente, quando ero arrabbiata con loro di questo perché comunque come fai a non accorgertene che tua figlia sta attraversando un periodo difficile, una difficoltà, niente completamente…” ha detto la minorenne ai carabinieri.

La madre, dopo aver trovato quel tema, ha avuto il coraggio di parlare con la figlia che, alla fine, si è confessata raccontandole degli abusi subiti. Ma da quel momento nessuna denuncia poiché ”i fatti avrebbero provocato un discredito della famiglia”: “Forse saremmo dovuti andare ad abitare in un altro paese”. A saperlo era persino il padre; fondamentale, invece, è stato l’intervento delle insegnanti che hanno compreso il suo disagio. “Dopo aver percepito da alcuni scritti e atteggiamenti della tredicenne un certo disagio ho parlato con la madre la quale mi ha opposto un netto rifiuto quando le ho chiesto se potessi comunicare la notizia all’intero consiglio di classe che avrebbe così potuto attivare i previsti percorsi di legge” ha raccontato una delle insegnanti interrogata dagli inquirenti.

“La ragazzina si era sentita sola, senza alcuna protezione e, pur sopraffatta dalla rabbia per l’abbandono dei genitori, si era trovata nelle condizioni di dover subire in silenzio un penoso rosario di violenze, atteggiamento paradossalmente impostole a protezione dell’incolumità degli stessi genitori, distratti ed inadeguatamente interessati alla sua crescita evolutiva” scrive il Gip.