il resoconto sulla riunione del consiglio direttivo della Bce dello scorso 21 gennaio ha fatto emergere che “è emerso un ampio consenso sul fatto che i rischi di un peggioramento” della congiuntura economica nell’area dell’euro “sia di nuovo in aumento da inizio anno“. Secondo i governatori delle banche centrali europee “anche se la ripresa nell’eurozona sta resistendo bene e le condizioni finanziarie si confermano favorevoli in tutta l’area, lo scenario esterno – si legge nel resoconto – è caratterizzato da un’elevata incertezza sulle prospettive di crescita dei mercati emergenti, dalla volatilità sui mercati finanziari e delle materie prime e da rischi geopolitici“. Questi fattori hanno influito sulla dinamica dell’inflazione nell’area dell’euro, che “ha continuato a essere più debole di quanto previsto“.

A complicare il quadro c’è anche il fatto che “sono emersi segnali più chiari che le continue revisioni al ribasso delle prospettive d’inflazione stavano filtrando nelle attese di inflazione, aumentando le possibilità che l’economia dell’eurozona sarebbe rimasta in una fase di bassa inflazione per un periodo prolungato di tempo“. Secondo i consiglieri il tasso di inflazione durante l’anno in corso potrebbe finire in territorio negativo “per alcuni mesi” – ricordiamo che l’obiettivo per la Bce e di avere un tasso vicino (ma inferiore) al 2%. A portarci in questo terreno non è solo  il prezzo del petrolio, ma anche il fatto che la risalita dell’inflazione ‘core’ si è ormai fermata dall’estate 2015. Una situazione complessivamente preoccupante perché ”anche se finora l’area ha dimostrato di essere resistente a potenziali shock negativi dall’economia globale“, d’altra parte “shock globali potrebbero ancora una volta avere un impatto diverso sui mercati finanziari di singoli paesi dell’eurozona“.

C’è da registrare che alcuni consiglieri avrebbero voluto intervenire prima dell’inizio di marzo, una sorta di azione preventiva prima che il quadro inflattivo mostra i segni di un ulteriore peggioramento. L’Eurotower nell’anno passato ha chiuso realizzando un utile di 1,082 miliardi di euro – un anno prima il profitto era stato di 989 milioni. Il governatore Mario Draghi nell’anno passato ha guadagnato 385.000 euro, in leggera crescita dai 379.000 dell’anno prima.