Alla Galleria degli Uffizi di Firenze, fino al 3 febbraio 2013, si terrà la mostra ARTI ED ALCHIMIA. La Fonderia degli Uffizi da Laboratorio a stanza delle meraviglie, che ripercorrerà attraverso 60 opere la passione dei sovrani medicei per l’arte alchemica tra Cinque e Seicento.

L’esposizione, ideata dalla Galleria degli Uffizi, organizzata dall’Associazione Amici degli Uffizi e curata da Valentina Conticelli, è parte del ciclo I mai visti, che ogni anno presenta aspetti della collezione del museo fiorentino poco noti al grande pubblico. In mostra si possono ammirare manoscritti alchemici legati a Cosimo e Francesco I, un ritratto di quest’ultimo eseguito in porcellana secondo la ricetta elaborata nel suo stesso laboratorio, il sarcofago di una mummia della Fonderia riscoperto nei depositi del Museo Archeologico di Firenze, un raro cofanetto di rimedi, un singolare codice plumbeo di alchimia, alcuni animali impagliati provenienti dal Museo di Storia Naturale di Firenze, e molto altro ancora.

Come commenta Antonio Natali, Direttore della Galleria, “quando agli Uffizi s’entra nel giro di sale che vanno da Michelangelo a Tiziano, da Veronese ai lombardi del Cinquecento, nessuno pensa mai che in queste stanze medesime s’esercitava in antico l’alchimia, si studiavano con piglio da maghi i fenomeni naturali, ci s’inventavano farmaci che si gabellavano prodigiosi. Ecco, l’esposizione farà conoscere ai suoi visitatori aspetti e vicende degli Uffizi ai loro esordi, quando i dipinti, i marmi e tutto quanto v’era esibito, costituivano solo una faccia dei molteplici interessi intellettuali e culturali dei Medici”.

Per volere di Cosimo I de’ Medici  nel 1560  le più importanti magistrature fiorentine, dette uffici , vennero riunite in un unico edificio donando alla città una nuova sede governativa, consona alla potenza politica e militare di Firenze. Nel 1581 Francesco I, figlio di Cosimo, decise di adibire la loggia dell’ultimo piano a galleria personale dove raccogliere la sua magnifica collezione: per meglio allestire la raccolta il Buontalenti edificò per lui quello stesso anno la Tribuna nel braccio lungo degli Uffizi.

“Le voci antiche, ragionando del luogo sognato dal Granduca e disegnato da Bernardo Buontalenti, lo descrivono come un ricetto di cose rare, e preziose” spiega Antonio Natali “Anche chi non avesse nozione della personalità di Francesco e conoscesse della Galleria degli Uffizi (sua creatura) unicamente la funzione di stanze deputate alle opere di pittura e dei marmi antichi, troverebbe nelle testimonianza cinquecentesche, i dati essenziali e incontrovertibili di un uomo e di un luogo fuori dell’ordinario […] Prendendo conoscenza degl’ideali, delle curiosità, delle ambizioni di Francesco si può meglio capire cosa lui intendesse fare all’ultimo piano dell’edificio che il padre Cosimo aveva costruito per amministrar meglio uno Stato che prendeva forma moderna.”

Proprio in ragione del cantiere destinato alla decorazione della Tribuna, artisti e artigiani affluirono al palazzo degli Uffizi. Con loro anche il Granduca che, da una stanza appositamente allestita per lui, sovrintendeva alla produzione artistica e all’allestimento della sua “caverna di tesori”. Non passò molto tempo che Francesco fece ivi installate un camerino per l’amata consorte e una stanza adibita ai giochi del figlio. “In questo panorama in cui l’eccellenza artistica si intreccia con la vita familiare del Granduca” dichiara Valentina Conticelli, curatrice della mostra “non poteva mancare un luogo in cui egli potesse dedicarsi alla sua attività d’elezione, quella che meglio incarnava la sua passione per la ricerca dei ‘segreti di natura’: l’alchimia” passione per altro riflessa in alcuni dipinti del suo celeberrimo Studiolo di Palazzo Vecchio e nelle decorazioni del corridoio di levante della Galleria degli Uffizi. Francesco I ereditò dal padre l’interesse per le scienze, fu infatti proprio Cosimo I a stabilire la prima fonderia in Palazzo Vecchio. Con suo figlio Francesco le officine alchemiche subirono una forte espansione e il laboratorio fu trasferito nel Casino di San Marco, dove artisti, artigiani, distillatori e alchimisti poterono sperimentare, oltre a segreti farmaceutici, anche ricette per la porcellana, per la fusione del cristallo di rocca, per la lavorazione del vetro, della maiolica e del porfido.

Il granduca, andava ogni giorno al Casino e praticava personalmente, insieme ai suoi artefici, come e più del padre, le arti del vetro, della porcellana, dell’oreficeria e dell’alchimia” spiega Valentina Conticelli.

Solo nel 1586 avverrà l’apertura della “fonderia nuova” degli Uffizi, sede che continuerà ad ospitarla per circa duecento anni. Nel Seicento l’officina diviene celebe per la sua produzione farmaceutica che continuò fino a oltre la metà del XVIII secolo: i suoi rimedi venivano donati dal Granduca in preziosi cofanetti d’ebano ai sovrani di tutta Europa. A quell’epoca oltre ai grandi strumenti per la distillazione, a moltissimi rimedi e innumerevoli ampolle, un’importante raccolta di rarità naturali di origine animale e vegetale caratterizzava gli spazi della fonderia, allestita come una vera e propria stanza delle meraviglie.

Francesco I de Medici, signore di Toscana, monarca ed iniziato che vedeva in sé rivivere il mito del re saggio e giusto, depositario di ogni segreto e conoscenza, morì paradossalmente nel 1587 in circostanze sospette, quasi contemporaneamente all’amata Bianca, presumibilmente a causa di un medicinale tossico somministratogli dal fratello.

Nel Cinquecento l’alchimia era un’attività comune in molte corti italiane, questa disciplina, oltre che mirare alla trasmutazione dei metalli in oro, si interessava a tutti i processi di trasformazione della materia e poteva coniugarsi con prassi artigianali e artistiche di diverso genere. Anche l’aspetto medico farmaceutico era assai rilevante nella sperimentazione alchemica, poichè la ricerca della trasmutazione andava di pari passo con quella dell’elisir, un farmaco universale che potesse purificare non solo i metalli, ma anche l’uomo dalle impurità e dunque dalla malattia. Magia e medicina, alchimia e scienze naturali, astrologia e astronomia operano in una sorta di simbiosi, legate le une alle altre in modo spesso inestricabile.