La Peroni, uno dei marchi di birra di origine italiana più famosi del mondo, diventerà presto giapponese: il gruppo anglo-sudafricano di SABMiller, attuale proprietario del brand, sta infatti per dire sì alla megaofferta pervenuta sul suo tavolo dal Sol Levante, e più precisamente da Asahi – sì, quelli della birra dei ristoranti sushi. Dopo aver cannibalizzato il mercato nipponico – quasi il 40% della domanda interna grazie alla sua etichetta Super Dry – Asahi ha deciso di ampliare i suoi orizzonti. Si parla di un’offerta di 400 miliardi di yen, oltre 3 miliardi di euro, che farebbe diventare questa acquisizione la più grande mai effettuata nel settore delle bevande da un’azienda giapponese.

SABMiller si trova nella necessità di dover vendere il marchio Peroni, che possiede dal 2003, per evitare il rischio di finire nel mirino dell’Antitrust – paura più che legittima e rischio più che probabile, dal momento che qualche mese fa SABMiller è stata a sua volta acquistata dai belgi di Anheuser-Busch InBev, proprietari di marchi concorrenti come Corona e Stella Artois. Oltre a Peroni, Asahi si prenderà anche il marchio olandese Grolsch, anch’esso considerato un brand piccolo ma di nicchia, e dunque particolarmente appetibile sul mercato.

La mossa di Asahi va letta anche e soprattutto dal punto di vista strategico. Benché dominante entro i confini nazionali, non gode di ottime prospettive future: infatti, i gusti del popolo giapponese stanno cambiando e stanno sempre più orientandosi verso il consumo di vino. Secondo le ultime rilevazioni, negli ultimi quattro anni la percentuale di giapponesi che bevono vino quotidianamente è quasi raddoppiata, com’è in crescita anche la fetta di consumatori abituali (2-5 volte alla settimana). Ancora più espliciti i dati relativi all’import: se nel 2009 il Giappone ha importato vino per un valore complessivo di 773 milioni di euro, nel 2014 la cifra ha raggiunto il miliardo e 237 milioni di euro. Un valido motivo, per un colosso come Asahi, di cominciare a guardare ai mercati occidentali, dove l’amore per la birra non conosce ripensamenti.