Scene apocalittiche davanti alla stazione ferroviaria Keleti a Budapest. Centinaia di persone sono accampate da ieri perché le autorità ungheresi ha impedito il loro accesso ai treni – i migranti vorrebbero raggiungere la Germania o altri paesi dell’Europa occidentale. Ad aiutare i rifugiati ci sono solo alcuni volontari di associazioni umanitarie, che forniscono cibo e acqua. il governo ungherese, presieduto da Viktor Orban, ha annunciato l’avvio della costruzione di recinzioni con filo spinato per delimitare le frontiere e  l’inasprimento delle pene per l’immigrazione clandestina.

Fa scalpore poi la notizia che la polizia ceca, durante i controlli al confine con l’Austria, provveda a marchiare ogni migrante, compresi i bambini, con un numero scritto a pennarello sul braccio – che a quanto sembra servirebbe per identificare il treno d’arrivo e il vagone. Sul tema si è già espresso Renzo Gattegna, il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane: la polizia che marchia i migranti di richiama “inevitabilmente il periodo più oscuro della storia contemporanea“. Questo ed altri episodi “sono soltanto gli ultimi di una serie di inquietanti accadimenti contro i quali ferma deve sentirsi la voce di tutte le società civili e progredite”.  Gattegna ha poi proseguito definendo “gravissima l’immagine di un’Europa che appare sempre più fragile e incapace di affrontare le sfide che la investono“.

Forti le parole utilizzate, ma soprattutto il messaggio finale del presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane: “il nostro futuro, il futuro dei valori in cui crediamo e in cui ci riconosciamo, mai come adesso è posto a rischio. La Storia ci ha insegnato che l’indifferenza non è una scelta accettabile“.