Secondo i dati di un programma di monitoraggio condotto lungo la costa del Pacifico, tra gli Stati Uniti e il Canada, è stata rilevata la presenza di radioattività risalente al disastro nucleare di Fukushima, seppur in misura ridotta e non dannosa per l’uomo.

Gli scienziati del Woods Hole Oceanographic Institute hanno trovato tracce di isotopi radioattivi lungo la costa del Pacifico che provengono direttamente dal disastro di Fukushima accaduto l’11 marzo 2011. In quel giorno, oltre al danneggiamento di alcuni dei reattori della centrale nucleare, vi furono grosse perdite di materiale radioattivo, cesio–134, anche nell’oceano Pacifico. Da quel momento in poi, il materiale radioattivo ha viaggiato verso est attraverso tutto il Pacifico.

Dopo ben tre anni, il cesio 134 è arrivato al largo della costa settentrionale della California. Il WHOI, che effettua il monitoraggio delle acque, ha sottolineato come nelle acque del Pacifico vi fosse già del cesio, tuttavia era l’isotopo cesio 137, con emivita di 30 anni e che è stato introdotto nell’ambiente durante i test militari, che sono stati fatti negli anni 50 e 60. Il tempo di dimezzamento del cesio 134, invece, è pari a soli due anni e la quantità individuata al largo delle coste del Nord America è inferiore ai livelli di rischio per la salute umana e la vita marina.

Il viaggio delle perticelle di cesio 134 proseguirà nei prossimi anni e dovrebbe raggiungere anche la costa sud del Pacifico, per poi tornare indietro e puntare verso le Hawaii. Per il momento i modelli matematici utilizzati non offrono una totale certezza, bensì solamente proseguendo il monitoraggio delle acque sarà possibile comprendere dove si sposterà il cesio 134. Infine, i risultati delle analisi dei campioni d’acqua sono disponibili e consultabili presso il sito web OurRadioactiveOcean.org.

photo credit: IAEA Imagebank via photopin cc