Nella tarda notte di ieri è arrivato il sì definitivo alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Montecitorio ha approvato il testo uscito dal Senato senza modifiche con 265 sì – i voti sono quelli del Pd e dei centristi -, 63 astenuti – che vanno da Forza Italia a Sel – e 51 no – essenzialmente M5S.

Risultato che viene festeggiato dal primo ministro con un tweet

mentre il ministro della Giustizia Andrea Orlando, in un’intervista al Foglio, spiega che non si tratta di un’intimidazione, e che con questa riforma “molti cittadini potranno avere giustizia quando nei loro confronti la giustizia è stata ingiusta“. Ammette però anche un’altra cosa: la riforma andrà monitorata nel concreto. Ed il governo Renzi è pronto a valutare “laicamente gli effetti e siamo pronti a correggere alcuni punti“.

Non si può quindi escludere un tagliando della legge a posteriori, anche se il ministro ritiene “che sarà sufficiente la giurisprudenza a chiarire che molti dei pericoli paventati non hanno riscontro“. Ovviamente di ben diverso avviso è l’Associazione Nazionale Magistrati che parla di “un pessimo segnale” e di una “legge contro i magistrati“.

Un’ala dell’Anm – Magistratura indipendente – avrebbe voluto arrivare allo sciopero – ma si è trovata in minoranza, e giudica deludente il fatto che la categoria si limiti a una mobilitazione permanente che prevede una serie di iniziative e denunce.

Bisogna rilevare che fino a ieri le regole per la responsabilità civile dei magistrati erano stabilite dalla legge Vassalli del 1988. La Corte di giustizia europea in due occasioni – nel 2006 e nel 2011 – aveva stabilito che in due punti la legge non fosse in linea con il diritto comunitario. Il ritardo nell’adeguamento della normativa aveva provocato l’apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Ue.
Per questo gli avvocati penalisti hanno legato l’approvazione della riforma alla possibilità di “scongiurare che l’Ue infligga all’Italia una sanzione che, a fine febbraio, ammonterebbe a oltre 40 milioni di euro“.

Anche con la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati resta fermo il principio per cui il cittadino che ha patito un danno ingiusto può esercitare l’azione risarcitoria solo nei confronti dello Stato – che solo in seconda battuta può rivalersi sul magistrato.

Questa azione di rivalsa diventa obbligatoria e deve essere esercitata entro due anni dalla sentenza di condanna nel caso in cui ci sia stato dolo, negligenza inescusabile, o ancora diniego di giustizia. Al magistrato potrà perdere fino a metà dello stipendio annuale – in caso di dolo però l’azione risarcitoria sarà totale, e quindi non verranno posti limiti alla somma che la toga potrà essere chiamata a pagare.

Si modificano le ipotesi di colpa grave. Non ci sono più solo l’affermazione di un fatto inesistente o la negazione di un fatto esistente. Altre ipotesi saranno la violazione manifesta della legge e del diritto comunitario, l’emissione di un provvedimento cautelare al di fuori dei casi consentiti dalla legge o senza motivazione, e in caso di travisamento del fatto o delle prove. Il travisamento fa scattare la responsabilità civile del magistrato solo quando è macroscopico ed evidente, al punto che non necessita di alcun approfondimento di carattere interpretativo o valutativo.

Sono stati cancellati i controlli preliminari di ammissibilità della domanda di risarcimento contro lo Stato. Non c’è più l’attività di filtro oggi affidata al tribunale distrettuale sulla verifica dei presupposti e la valutazione di manifesta infondatezza.