Come ci si ricorderà un giorno di questo secolo? Sarà chiamato il secolo di Stalin e Hitler? Sarebbe accordare ai tiranni un onore che non meritano: è inutile glorificare i malfattori. Per parte mia preferirei che si ricordassero, di questo cupo secolo, le figure luminose di alcuni individui dal destino drammatico, dalla lucidità impietosa, che hanno continuato malgrado tutto a credere che l’uomo merita di rimanere lo scopo dell’uomo.                                                                                                      (T. Todorov, Memoria del male, tentazione del bene)

In occasione della ricorrenza del Giorno della Memoria il Teatro Grassi di Milano mette in scena da lunedì 21 a domenica 27 gennaio lo spettacolo La Rosa Bianca. Il testo prende il nome dal celebre gruppo studentesco Die Weisse Rose, guidato da Hans Scholl e dalla sorella Sophie, che durante la seconda guerra mondiale promosse la resistenza non violenta al regime di Adolf Hitler. Scritto dalla drammaturga americana Lillian Groag e messo in scena per la prima volta nel 1991 a San Diego, viene presentato in prima italiana dal Teatro Stabile di Bolzano, diretto da Carmelo Rifici. “La Rosa Bianca” è uno spettacolo intenso che racconta gli ultimi giorni di vita della studentessa tedesca, emblema della ribellione non violenta al Reich. Con ritmo serrato intreccia il racconto della prigionia e degli estenuanti interrogatori della Gestapo alla storia di cinque giovani studenti dell’Università di Monaco e della loro audace, coraggiosa e allo stesso tempo incosciente decisione di opporsi al Nazismo attraverso la diffusione di volantini che propagandavano la sollevazione popolare contro Hitler. Protagonista, insieme ai due ragazzi, è Robert Mohr, capo della Gestapo di Monaco che, affascinato dalla personalità di Sophie, cerca di salvare la giovane studentessa.

 “Uno spirito forte, un cuore tenero” (Sophie Scholl) 1942: Sophie e Hans Scholl, Alexander Schmorell, Christoph Probst e Wilhelm Graf,  poco più che ventenni, decidono di denunciare apertamente le atrocità del regime nazista sostenendo che la sconfitta della Germania nella Seconda Guerra mondiale sarebbe stato l’unico modo per rovesciare il regime di Hitler. Rendono pubblico il loro pensiero in cinque volantini anonimi che intitolano “La Rosa Bianca”, diffusi in Germania e Austria tra il ’42 e il ‘43. Credevano in un’Europa federale che aderisse ai principi di tolleranza e di giustizia. Citando la Bibbia, Lao Tzu, Aristotele e Novalis, Goethe e Schiller, si appellavano all’intellighenzia tedesca, confidando che si sarebbe opposta al Nazismo. Il sesto volantino, intitolato “Il movimento di resistenza in Germania”, viene distribuito all’Università di Monaco il 18 febbraio 1943, in coincidenza con la fine delle lezioni. In questa occasione Sophie prende la coraggiosa decisione di salire in cima alle scale dell’atrio e lanciare da lì gli ultimi volantini ma i due fratelli vengono così individuati e arrestati.

“…Io non voglio sopravvivere, voglio vivere. E’ la cosa giusta da fare!” Dopo 5 giorni di interrogatori Sophie Scholl, decide di sottoporsi al giudizio del tribunale del popolo che accusava i giovani componenti del movimento di alto tradimento, andando incontro alla condanna a morte, sorte condivisa anche dal fratello maggiore Hans e dagli altri componenti del gruppo. E’ il 22 febbraio del 1943. Sophie aveva 22 anni, Hans 25.

La drammatica storia di questo gruppo di giovani mette in luce, in una società plagiata, sedotta e umiliata dal potere, come quella tedesca durante il nazismo, personalità dalla grande forza morale, capaci di difendere un ideale senza scendere a compromessi, accettandone le estreme conseguenze. Esalta la forza della giovinezza e quella della cultura e delle idee:  i cinque amici decisero di assumersi la responsabilità di un’azione concreta, certi che in un mondo in cui i valori sembravano dispersi, in cui le religioni, la storia, la letteratura e le strutture sociali avevano perso di significato, l’uomo dovesse rialzarsi, accettare la propria condizione, la solitudine, la mancanza di sicurezza, impegnarsi a creare il proprio mondo, i propri valori, a prendere le proprie decisioni, a compiere le proprie azioni, ed essere disposto in ogni momento a pagarne le conseguenze, a mostrarsi responsabile verso qualunque cosa pensasse, dicesse e facesse”  (Dumbach, Newborn, Storia di Sophie Scholl)