La solitudine dei numeri primi è il romanzo d’esordio di Paolo Giordano, scrittore e fisico italiano, che a 26 anni è divenuto il più giovane autore ad essersi aggiudicato il Premi Strega. Edito da Mondadori nel 2008, il romanzo ha inoltre vinto il Premio Campiello opera prima e il Premio Fiesole Narrativa Under 40.

Romanzo di formazione, La solitudine dei numeri primi narra le vite parallele di Alice e Mattia attraverso l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta: due primi gemelli, vicini, ma mai abbastanza, separati da un solo numero pari, accomunati per singolarità, ma destinati a rimanere distanti. “Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari”, esattamente come Alice e Mattia, due persone speciali che viaggiano sullo stesso binario ma destinati a non incontrarsi mai, profondamente segnati dai traumi della propria infanzia e consapevoli di essere diversi. Lei non si è mai ripresa da un infortunio procuratasi durante una delle lezioni di sci cui era costretta a prender parte dal padre; lui si porta ancora addosso il fardello della scomparsa della gemella Michela.

L’intero romanzo si evolve seguendo la parabola di queste due giovani esistenze, affrontando temi quali l’anoressia e l’autolesionismo, il bullismo, la droga, l’emarginazione sociale, il disagio giovanile e l’isolamento. Una storia delicata e terribile al tempo stesso, narrata con la semplicità e l’efficacia del linguaggio quotidiano, fatto di espressioni idiomatiche e colloquiali, tipiche del parlato, per poi, inaspettatamente, raggiungere picchi quasi poetici attraverso l’inserimento di similitudini e metafore. Il tono del romanzo cresce infatti con i suoi protagonisti, come la sintassi e la complessità delle frasi, stimolando il lettore nella comprensione di significati via via più profondi.

Un libro che cattura immediatamente l’attenzione, tenendola poi viva in un crescendo di complessità e profondità; talvolta spiazzando il lettore con le scelte inaspettate dei protagonisti, inducendolo a credere che stia per accadere qualcosa che invece non si verifica, come nel finale, d’altronde, che intenzionalmente “non conclude” la vicenda.

Nel 2010 dal romanzo è stato tratto l’omonimo film, diretto da Saverio Costanzo e presentato in concorso al 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.