Festa grande al quartier generale della NASA, in California, dove alle prime ore del mattino di oggi (intorno alle 6, orario italiano), l’intera equipe della missione riguardante la sonda Juno è scattata in piedi freneticamente accogliendo la notizia dell’entrata in orbita intorno al pianeta Giove.

La manovra della sonda prevedeva infatti una frenata di 35 minuti: un’operazione non scontata, che invece è andata a buon fine superando ogni più rosea aspettativa.

E d’altro canto diversamente tutti i tecnici della missione avrebbero avuto di che rammaricarsi, sopratutto dopo il lunghissimo percorso compiuto dalla sonda Juno nel corso di 5 lunghi anni, che ha viaggiato per quasi 2,8 miliardi di km nello spazio, seguendo un sentiero in realtà molto tortuoso.

L’orbita in cui è entrata è piuttosto ampia, tanto da richiedere 53 giorni e mezzo per compiere un giro intorno al pianeta. In autunno l’orbita sarà più stretta, e arriverà a 14 giorni, al fine di compiere rilevazioni scientifiche di vario tipo.

Gli strumenti della sonda serviranno infatti per investigare i numerosi misteri che circondano le nubi di Giove, la composizione della sua atmosfera, i campi gravitazionali, la velocità del vento, le condizioni termiche e la sua struttura interna, nonché la quantità precisa di acqua, fondamentale per determinare la presenza di un eventuale nucleo solido.

La nuova fase della missione della sonda Juno, che in tutto è costata circa 1,1 miliardi di dollari e che è alimentata da tre grandissimi pannelli solari disposti intorno alla sua struttura esagonale, durerà 20 mesi, al termine dei quali (si stima il 20 febbraio del 2018) entrerà nell’atmosfera di Giove prendendo fuoco e venendo polverizzata dai venti che spazzano il pianeta.

Si tratta di una precauzione imposta dalla NASA per la protezione dei pianeti e per evitare che le lune siano in qualche modo danneggiate o influenzate dalla presenza di Juno.