Una truffa da centinaia di migliaia di euro ha coinvolto un numero enorme di utenti che, inconsapevolmente, digitando un 899 spendevano ben quindici euro dopo appena cinque secondi di telefonata. Alcune società, dopo aver incassato in pochi mesi fino a 350 mila euro sfruttando questa tecnica, sono finite sotto accusa e a fine ottobre si è celebrato il primo grado di giudizio.

In verità la truffa coinvolge non solo le aziende ma numerosi soggetti in quanto il Ministero in primis concede gli 899, numerazioni a valore aggiunto, agli operatori che poi a loro volta le rivendono ai Centri Servizi, mentre i contenuti sono gestiti dai Fornitori di contenuti. Quindi, anche se gli operatori per adesso rivendicano la loro estraneità ai fatti, in verità sarebbero coinvolti in pieno nella truffa insieme ai Centri Servizi e ai Fornitori di contenuti. Secondo l’Agcom, infatti, proprio le compagnie telefoniche avrebbero guadagnato ben dieci milioni di euro negli ultimi quattro anni. Severino Astore, delegato del Centro Servizi Gestel ai rapporti con Telecom, ad esempio ha affermato al “Corriere della Sera” il chiaro coinvolgimento dell’operatore nella truffa:

Telecom non solo sapeva ciò che facevano i miei clienti, ma quando c’era l’eventualità che una numerazione fosse bloccata, la stessa compagnia telefonica ci suggeriva di passare su altre numerazioni”.

Con l’aumento degli smartphone e del traffico dati adesso il pericolo è ancora maggiore perchè ad ingannare gli utenti, oltre alle telefonate, si aggiungono i link truffa. Il click jacking è, infatti, ancora più insidioso, così come spiega Giorgio Fedon, cofondatore della Minded Securety:

“In alcuni casi si aprono sullo schermo più finestre sovrapposte: quando l’utente clicca un pulsante, credendo di chiudere la finestra, in realtà sta inconsapevolmente sottoscrivendo un abbonamento“.