Una vera e propria crisi diplomatica. Non c’è altro modo per definire ciò che sto accadendo tra la Turchia e Papa Francesco (e quindi tutto lo stato del Vaticano), dopo le dichiarazioni del Pontefice che hanno riportato sotto la luce dei riflettore il genocidio degli armeni.

Nel secolo scorso la nostra famiglia umana è passata attraverso tre enormi tragedie senza precedenti. La prima, che è ampiamente ritenuta il primo genocidio del ventesimo secolo, ha colpito il popolo armeno”: queste le parole del Papa alla messa di domenica scorsa, celebrazione alla quale era presente anche il presidente dello stato dell’Armenia.

Immediata la reazione della Turchia, che da circa un secolo nega strenuamente non solo il proprio coinvolgimento ma anche la stessa esistenza di uno sterminio del popolo armeno. Il ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu ha attaccato duramente il Papa, dopo aver convocato mons. Lucibello il nunzio apostolico e aver richiamato il proprio ambasciatore in Vaticano.

Le parole del Pontefice sono state dichiarate apertamente “una calunnia”, sopratutto dal punto di vista giuridico, dato che per ora non esisterebbe alcuna sentenza pronunciata da tribunali internazionali riconosciuti: parlare di genocidio significa dare credito a “rivendicazioni che non soddisfano i requisiti di legge” le quali “anche se si cerca di spiegarle sulla base di una diffusa convinzione, tendono a rimanere calunnie”.

Non meno virulente la sottolineatura dell’enfasi e del “punto di vista selettivo” adottati dal Papa sulle sofferenze dei cristiani a discapito dell’analoga tragedia subita dalla Turchia e dai musulmani durante la Prima Guerra Mondiale.

Sulla questione è intervenuto anche il Gran Mufti Mehmet Gormez, la guida religiosa della confessione sunnita turca, che ha parlato di parole prive di fondamento dettato dall’agenda di “lobby politiche e ditte di relazioni pubbliche”. Non è mancata neanche una ritorsione velenosa, ricordando che, nel caso di analisi di tragedie del passato sarebbe lo stesso Vaticano a dover fare mea culpa.

Ma forse la sferzata più dura è quella arrivata dal ministro per gli affari europei della Turchia, Volkan Bozkir, che ha tirato in ballo l’origine argentina del Papa, il quale proverrebbe da un Paese che ha ospitato i nazisti in fuga e nel quale la diaspora armena occupa un posto “dominante nel mondo della stampa e degli affari”.

Nessuna risposta ufficiale dal Vaticano ma dall’Italia il ministro Gentiloni parla di reazione ingiustificata, ricordando che anche lo stesso Giovanni Paolo II aveva fatto dichiarazioni simile 15 anni fa senza ricevere il medesimo trattamento.