L’amico ritrovato (titolo originale ‘Reunion’) è un romanzo dello scrittore, pittore e avvocato tedesco Fred Uhlman. Insieme a ‘Un’anima non vile’ e ‘Niente resurrezioni, per favore’, il libro compone la cosiddetta ‘Trilogia del ritorno’. Pubblicato nel 1971 e tradotto in 19 lingue, nel 1989 dal romanzo è stato tratto l’omonimo film, diretto da Jerry Schatzberg, il cui soggetto fu scritto dallo stesso Uhlman insieme al drammaturgo e romanziere britannico Harold Pinter.

Tema centrale di questa breve storia è l’amicizia, nata sui banchi di scuola, che lega  il protagonista Hans Schwarz al coetaneo Konradin von Hohenfels; due ragazzi completamente diversi, sia per estrazione sociale, l’uno di origine ebrea, l’altro proveniente da una nobile famiglia tedesca, che per carattere, ma accomunati dalla passione per la lettura e la collezione di monete greche.

Il romanzo è ambientato nella Stoccarda dei primi anni ’30, durante gli anni dell’ascesa del Nazismo. Quello che sembra un legame saldo e duraturo, verrà quindi presto messo a dura dagli eventi storici contingenti. Con la salita al potere di Hitler, Konradin, che proviene da una famiglia filo nazista, si schiera infatti dalla parte del Dittatore, considerato l’unico capace di salvare la Germania e, messo alle strette, è costretto a smettere di frequentare l’amico ebreo. Hans viene quindi mandato in America da alcuni zii, mentre i genitori, troppo attaccati alla propria terra, restano in Germania. In America il protagonista, rimasto presto orfano, prosegue gli studi e si costituisce una nuova famiglia, deciso a non interessarsi più al destino delle Germania. Nel 1949 gli giunge tuttavia una lettera dal liceo che frequentava a Stoccarda, in cui gli si chiede un contributo per la costruzione di un monumento commemorativo ai compagni morti durante la guerra. Sarà proprio scorrendo la lista dei caduti che Hans ritrova l’amico di un tempo, giustiziato per aver preso parte alla congiura per assassinare Adolf Hitler. La loro sarà dunque una ricongiunzione “spirituale” postuma, ma sapere che Konradin ha infine rinnegato gli ideali nazisti permette finalmente ad Hans Schwarz di far pace col suo grande amico, che pur un tempo lo aveva tradito. Nelle poche righe di quella lettera è così racchiuso tutto il significato del racconto: l’amicizia si ricostituisce e l’amico perso viene ritrovato, anche se solo spiritualmente, perché è proprio la morte di Konradin a ridare un senso a quel legale e a renderlo indissolubile.

Un romanzo breve, ma che affronta temi importanti, primo tra tutti l’amicizia, ma anche il peso delle differenze sociali, le discriminazioni razziali, l’orrore della guerra e del regime nazista, che se pur mai ostentato, emerge con forza dalle parole dell’autore. Un libro che si legge tutto d’un fiato, aiutati da una narrazione in prima persona, che favorisce un’immediata immedesimazione negli eventi e nella psiche dei personaggi, tanto da esser colti di sorpresa dal colpo di scena finale che ricongiunge finalmente Hans e Konradin.