Una lunga confessione. Quanto sincera, visto che ha sempre inneggiato alla sua innocenza fino a prima che venisse fuori tutto il polverone, non è lecito saperlo. Ma ormai Lance Armstrong  (foto by InfoPhoto) ha confessato: ha fatto uso di sostanze dopanti, senza le quali vincere, nel ciclismo, è impossibile. Frasi dure, pesanti, che potrebbero minare anche mortalmente questa disciplina sportiva.

Ospite di Oprah Winfrey, Armstrong ha ammesso: “Senza il doping sarebbe stato impossibile vincere – le sue parole nell’intervista trasmessa nella notte tra giovedì e venerdì di cui erano già state date alcune anticipazioni - ora passerò il resto della mia vita cercando di riconquistare la fiducia della gente e a scusarmi per quel che è successo”. Niente lacrime, volto senza troppe emozioni: d’altronde Armstrong ha alle spalle una storia bella, che sembrava la classica da lieto fine dopo una vita di tormenti, con il tumore ai testicoli sconfitto e la voglia di vincere sempre.

Lui, ora, è stato spogliato di tutti e sette i titoli vinti al Tour del France, oltre alla medaglia di bronzo della prova su strada conquistata alle Olimpiadi di Sidney 2000: “Il mio cocktail era fatto di Epo, ma non molto, trasfusioni e testosterone – ha proseguito – l’ultima volta che mi sono dopato è stato nel 2005, nel 2009 e nel 2010 assolutamente no – ha proseguito – non ho inventato il doping, ma di certo non l’ho nemmeno fermato”.

La Usada, l’agenzia antidoping degli Stati Uniti, lo ritiene al centro del più sofisticato programma di doping della storia. Armstrong rinnega tutto e si dice pronto anche a presentarsi davanti ad una commissione verità e riconciliazione. Chissà cosa ne pensano tutti coloro che si erano rivolti alla sua Onlus, che vedevano in lui una brava persona della quale fidarsi. Una persona sincera, ma che ora si è dimostrata fragile; forse, sinceramente fragile.