Ad un passo dalla sua candidatura al Quirinale, Emma Bonino lo scorso 12 gennaio aveva annunciato ai microfoni di Radio Radicale di avere un tumore ai polmoni. La leader storica dei Radicali ha raccontato il suo approccio alla malattia in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”. Così parla di come sta lottando, con la caparbietà che l’ha sempre contraddistinta, contro questo male incurabile, da lei ironicamente definito “la bestiola” o “lo stronzo”:

“Sopporto la chemioterapia senza eccessivi disagi. Sono disciplinata, dovreste vedere quanto sono rigorosa. Seguo accuratamente le disposizioni dei medici, i professori Claudio Santini e Enrico Cortesi. Mangiare tre volte al giorno, evitare la carne e i dolci, limitare i formaggi. Faccio colazioni nordiche o forse dovrei dire islandesi: pane, burro, tonno e capperi e una tazza di brodo, mi manca soltanto l’aringa. Ero abituata a un caffelatte e tre biscotti, ora riesco a mangiare solo salato. Non sento più i gusti. L’ordine dei dottori è non perdere peso. Dovrei tornare a com’ero prima di conoscere i radicali, una bella contadinotta bionda di 65 chili. Eppoi dormire, non viaggiare… Sulle sigarette ho ottenuto una deroga. Via libera (con sospiro) persino dal mio amico Umberto Veronesi. Una ogni due ore, fino a dieci al giorno. Anzi, vi avverto che è giunta l’ora, ve ne tocca una”.

La Bonino sta bene e di certo non vuole essere compatita:

“Non ho paura, sono ottimista. Ho avuto una vita fantastica. Gli affetti familiari, la politica radicale, le amicizie, i grandi dolori, le solitudini. La cosa importante è saper provare, vivere, accettare e governare le emozioni, mai diventare indifferenti a ciò che ci attraversa o ci sfiora”.

Risulta chiaro, quindi, che la leader politica difficilmente si arrenderà. Nonostante il suo stato di salute, ora continua a lottare per i suoi ideali politici, anzi sfrutta la malattia per esprimere con forza maggiore ciò per cui si è sempre battuta. Ne è un esempio la risposta che ha dato agli amici parlamentari quando le hanno inviato messaggi di solidarietà:

“Ho risposto a tutti: grazie, ora vedete di trovare il modo di fare una legge sul fine-vita che ci eviti l’umiliazione di andare in Svizzera per poter vivere liberi fino alla fine, che è lo slogan della campagna dell’Associazione Luca Coscioni. Beh, nessuna replica, come se li avessi sterminati tutti con una Colt 45 o con il Ddt”.