Secondo l’Osservatorio sul Inps, nei primi tre mesi del 2015 le assunzioni a tempo indeterminato sono state 470.785. Questa cifra rappresenta un aumento del 24,1% rispetto a 12 mesi fa. Oltre ai dati sui posti fissi bisogna registrare le 811.097 assunzioni a termine (-3,8% sul 2014) e i 50.380 apprendisti – un altro segno meno questa volta del 15,4% nei confronto dello stesso periodo dell’anno passato. Se consideriamo tutte le posizioni aperte, si registra un aumento delle attivazioni di rapporti di lavoro del 3,9% – il boom dei contratti a tempo indeterminato sembra essere trainato sopratutto dagli sgravi contributivi previsti dalla legge di Stabilità – la prima del Governo Renzi – pari a 8.060 euro all’anno per un triennio.

Se allarghiamo lo sguardo sui rapporti di lavoro a tempo indeterminato possiamo notare che le attivazioni sono state complessivamente pari a 619.826. Questa cifra è la somma dei 470.785 nuovi contratti a tempo indeterminato di inizio 2015, a cui vanno aggiunte le 122.645 trasformazioni di contratti a termine e le 26.396 trasformazioni di rapporti di apprendistato, mentre ci sono da registrare 416.675 cessazioni. Il saldo positivo risulta così pari a 201.151 unità – un anno fa il saldo era stato attivo per 134.217 unità.

Se si confrontano circa 1,33 milioni di assunzioni contro 1.012.389 cessazioni (sono in calo dell’11,8% in rapporto allo stesso periodo del 2014), possiamo registrare per il primo trimestre un saldo positivo per il lavoro pari a 319.873 contratti in più. Nei giorni scorsi il presidente dell’Inps – Tito Boeri – è intervenuto per spiegare le differenze tra i dati Inps ed Istat. L’Ente statistico fa ricerche a campione e quindi le sue cifre non possono che essere differenti da quelle amministrative relative all’occupazione. E poi secondo l’Inps se un collaboratore viene assunto a tempo indeterminato, questo passaggio viene registrato dall’ente previdenziale come un contratto di lavoro in più mentre secondo l’Istat l’occupazione complessiva non aumenta.