Il prossimo 20 febbraio si giocherà una partita decisiva per il Jobs Act. Il Governo si riunirà infatti per esaminare uno dei decreti attuativi clou della riforma. Ad annunciarlo nelle scorse ore è stato il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Sul tavolo del Consiglio dei Ministri ci sarà la revisione delle tipologie contrattuali. Il decreto attuativo proverà a mettere ordine nella giungla di forme contrattuali che caratterizza il mercato del lavoro italiano.

Secondo le prime indiscrezioni trapelate dai tavoli tecnici, il Governo intende intervenire sulle collaborazioni a progetto, avviando un percorso che porti al superamento di questa tipologia contrattuale. Il decreto attuativo del Jobs Act introdurrà delle novità anche per i contratti co.co.co. Le collaborazioni coordinate e continuative, che oggi spesso mascherano rapporti di lavoro a lungo termine, negli obiettivi del Governo dovranno essere riformate nell’ottica di una flessibilità più trasparente.

Resta in bilico invece la sorte del contratto di lavoro a chiamata che potrebbe essere inglobato nel lavoro accessorio, con l’estensione dei voucher, o nel part-time. La partita è ancora aperta perché una parte della maggioranza si è detta favorevole a mantenere inalterato il lavoro intermittente.

L’associazione in partecipazione, contratto che permette di percepire una parte degli utili della propria impresa, potrebbe essere invece eliminata.

Il contratto a termine si avvia verso un’ulteriore semplificazione, dopo la liberalizzazione già introdotta con il decreto Poletti a maggio del 2014. Una semplificazione è attesa anche sul fronte dei contratti di apprendistato. Il Governo ha infatti previsto uno snellimento degli adempimenti formativi per le imprese. Le aziende, inoltre, non dovranno più affrontare i costi delle quote di stabilizzazione per il 1° e il 3° livello, valide per l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, un contratto di lavoro a contenuto formativo per i giovani di età compresa tra i 15 e i 25 anni.

Il 20 febbraio i Ministri del Governo Renzi saranno poi chiamati a pronunciarsi sul piano di revisione degli incentivi e sui provvedimenti per la conciliazione dei tempi vita-lavoro. La riforma degli ammortizzatori sociali e la nascita dell’Agenzia nazionale per l’occupazione, previsti nel Jobs Act, slittano invece a primavera.

Per attuare il piano di revisione delle tipologie contrattuali, così come è stato concepito, il Governo dovrà superare le resistenze dei centristi. L’esponente di AP Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato, ha infatti espresso le sue perplessità sulle conseguenze della semplificazione dei contratti di lavoro:

Un eventuale irrigidimento ulteriore delle tipologie contrattuali, combinato con la flessibilità in uscita incerta e limitata del primo decreto, produrrebbe l’effetto negativo già sperimentato con la legge Fornero. Sarebbe inaccettabile, bruceremmo ancora posti di lavoro, ha dichiarato Sacconi.

Immediata la replica di Cesare Damiano. L’esponente del PD ha spiegato che l’introduzione di nuove norme non rappresenta affatto un irrigidimento, ma nasce dalla volontà di mettere ordine nei contratti flessibili, smascherando il falso lavoro autonomo.

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