Piccola grande rivoluzione quella che si appresta a compiersi nel mondo del lavoro: da domani entrerà infatti in vigore il decreto 151 del Jobs Act che intende contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco, rendendo dunque necessario utilizzare i moduli disponibili solo online per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Si tratta di un norma che si applica solo per quanto riguarda il settore privato, mentre restano esclusi i settori pubblici, quello domestico e quello marittimo. Rimangono escluse anche le dimissioni effettuate durante il periodo della gravidanza o con un figlio che abbia meno di tre anni.

Il dipendente non dovrà più farsi identificare appositamente dal sito Cliclavoro, ma gli basterà usare il pin fornito dall’Inps. Il lavoratore che si sentirà incerto sul da farsi potrà anche scegliere di affidarsi a soggetti terzi tra cui patronati, sindacati e simili.

Il succo in ogni caso rimane molto simile: il modulo disponibile online è diviso in cinque parti, molte delle quali verranno riempite automaticamente nel caso in cui il rapporto di lavoro abbia preso il via dopo il 2008, quando è entrato in vigore il sistema della comunicazione obbligatoria. Terminata la compilazione, il modulo sarà inviato alla direzione territoriale di competenza e all’indirizzo mail del datore di lavoro.

Vi sarà poi un diritto di revoca della cessazione del rapporto pari a 7 giorni, per quanto questo dettaglio stia causando qualche malumore tra i consulenti del lavoro, che sottolineano come i datori di lavoro non siano tutelati nello specifico per quei casi in cui il lavoratore che semplicemente non si presentano più in ufficio.

Qualche perplessità a questo riguardo arriva anche da Confimi, la quale ha parlato di un aggravio sui costi per imprese e Stato, in quanto in questo modo le aziende saranno costrette a servirsi della procedura di licenziamento disciplinare, “che all’azienda costa quantomeno il ticket Naspi fino a circa 1.500 euro e all’Inps 24 mesi di immeritata indennità, in media 24.000 euro.”

Le casistiche parlano di cifre pari a ben il 5% delle dimissioni che avvengono ogni anno, quindi di decine di migliaia di casi: numeri non indifferenti che potrebbero incidere pesantemente sulle finanze pubbliche.