Quanto guadagna un parasubordinato – o lavoratore atipico – con partita Iva? Secondo i dati dell’Inps il compenso medio è di 19.000 euro lordi annui. Un valore medio che nasconde dei valori medi molto diversi tra gli uomini e le donne: i primi guadagnano in media 23.874 euro contro i 12.185. E sono colpite in questa sperequazione reddituale soprattutto le fasce d’età compresa tra i 40 ed i 49 anni, ovvero per chi è, o sarebbe, all’apice della carriera.

I numeri che ho citato finora sono relativi a redditi lordi, ma quale cifra va a finire effettivamente nelle tasche di un parasubordinato con partita Iva? Un reddito medio di 18.640 euro corrisponde a una busta paga di soli 723 euro mensili – per 8.679 euro annui.

Il lavoro parasubordinato non riguarda solo i giovani, visto che il 33% supera i 50 anni, mentre un altro 48% ha un’età compresa tra i 30 ed i 49 anni. Un altro aspetto da considerare è che le donne sono più degli uomini nella fascia under 39 – rappresentano il 55% dei parasubordinati, ma la loro percentuale cala rapidamente al di sopra di questa fascia di età.

Con ogni probabilità questo è determinato dal fatto che molte di loro finiscono per lasciare il lavoro quando nascono dei figli. Come rileva l’associazione 20 maggio c’è stato un crollo delle altre forme di contratto. Per l’Adepp, l’associazione degli enti previdenziali privati “i collaboratori a progetto diminuiscono di 322.000 unità dal 2007 al 2013, e nel solo 2012 passano da 647.000 a 502.000, con una flessione di ben 145.000 unità. Si tratterebbe di un fenomeno a cui, oltre la crisi, ha contribuito anche la riforma Fornero la quale imponeva, nel tentativo di aumentare il costo di questi contratti e favorire lo spostamento verso il lavoro dipendente, l’introduzione per i collaboratori dei minimi tabellari dei dipendenti”.

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