Ottime notizie sul mondo del lavoro arrivano dall’Inps. Da quanto emerge dall’Osservatorio sul precariato i contratti a tempo indeterminato nei primi otto mesi di quest’anno sono stati ben 319 mila in più rispetto all’anno scorso nello stesso periodo. Eppure non tutti sono d’accordo con l’entusiasmo nei confronti di questi numeri e c’è chi accusa il Governo Renzi di falsa propaganda.

A mettere in discussione i dati forniti dall’Inps circa la reale stabilità dei contratti di lavoro è Marta Fana, dottoranda in Economia a SciencesPo Paris e collaboratrice de Il Manifesto, che in un’intervista a Il Fatto Quotidiano sostiene in maniera polemica che: “Il governo farebbe bene a studiare e fare molta meno propaganda ingannevole che francamente non fa bene a nessuno. Esiste un po’ di ripresa, ma questa non è strutturale: nessuno sforzo in investimenti, in avanzamento tecnologico all’orizzonte. È tutta una questione di ciclo economico, e il mercato del lavoro al netto del ciclo è dopato dagli sgravi”.

Marta Fana spiega come secondo lei i contratti di lavoro stabili restino comunque pochi: “Con due miliardi regalati alle imprese è il minimo vedere un segno più, dobbiamo chiederci quanto vale questo segno più. Quello che i dati dicono è che, al netto delle cessazioni, il numero di contratti netti a tempo indeterminato è di 91.663 tra il primo gennaio e fine agosto di quest’anno e rappresenta circa il 15% dei nuovi contratti totali. Il 77% sono contratti a termine e il residuo riguarda i contratti di apprendistato. Poi ci sono le trasformazioni, cioè quelle che in gergo vengono chiamate stabilizzazioni, anche se di stabile con il contratto a tutele crescenti non c’è nulla: queste sono 331.792. Molte di più dei nuovi contratti veri e propri. Questa è indiscutibilmente la prima evidenza da tenere a mente: i nuovi contratti pseudo stabili sono pochi, e di conseguenza anche la nuova occupazione”.

Se il Pd festeggia i dati dell’Inps come un successo per il Governo Renzi, la ricercatrice Marta Fana è invece parecchio più dubbiosa: “Più lavoro stabile è francamente un eufemismo: il governo ha svenduto i diritti dei lavoratori per una mensilità di indennizzo per anno lavorato nel caso di licenziamento senza giusta causa. Nel frattempo ha dato alle imprese quasi due miliardi in un anno per creare 90.000 posti di lavoro. Questo va detto e ripetuto costantemente. Allo stesso tempo, una cosa che non sappiamo è quanto durano questi nuovi contratti a tempo indeterminato, solo tra qualche anno potremo dire se sono mediamente stabili o meno. In ogni caso, vedere che il numero di cessazioni di contratti a tempo indeterminato è per giunta aumentato nel 2015 rispetto al 2014 ci fa capire che di stabilità al momento non c’è alcun segno se non sulla carta. Inoltre, vorrei ricordare che contratti a termine, part time involontario, voucher, somministrazione sono tutti contratti precari, checché se ne dica, quindi quando valutiamo lo stato del precariato dovremmo tenere tutti questi elementi in considerazione, qualcosa che le “groupies” del Pd non riescono a fare”.