Troppe 40 ore di lavoro settimanali per il Movimento 5 Stelle, tutto il contrario di ciò che sta accadendo in Francia, dove i tre candidati presidente del paese transalpino vorrebbero un passo indietro sulle 35 ore (introdotte circa 25 anni fa).

La richiesta del M5S è stata formalizzata ieri dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau, sulla base delle analisi del sociologo Domenico De Masi e quelle del sindacalista Marco Craviolatti, che spiegano i pro di una settimana lavorativa a 35 ore invece di 40: “I Paesi europei – spiega Craviolatti – in cui si lavora di meno sono i Paesi ricchi del Nord, come Germania, Danimarca e Olanda. Quelli in cui si lavora di più sono i Paesi dell’Est e del Sud, Polonia, Grecia. Un lavoratore greco lavora il 50% in più di un tedesco: nella realtà le cicale sono ricche, le formiche sono povere”.

Lavorare di meno, ma guadagnare lo stesso, anzi: magari anche di più. Questa la formula che il Movimento 5 Stelle pone al centro del suo programma lavoro, e la risposta degli iscritti è molto alta: 68.700 preferenze. E come si potrebbe fare? Secondo il M5S si potrebbe passare ad una settimana di quattro giorni, aumento dei riposi, incentivare il part-time e contratti di solidarietà.

Torna anche la questione reddito di cittadinanza da 800 euro al mese, per cui serviranno – stima il M5S – 17 miliardi di euro circa. ALtri punti del programma lavoro sono l’eliminazione dei privilegi sindacali, la partecipazione dei dipendenti all’impresa e ai suoi utili, flessibilità previdenziale in uscita e garanzia alla pensione con 41 anni di contributi.