Le benedizioni religiose a scuola, rigorosamente fuori dalle lezioni e solo se facoltative, sono legittime. A stabilirlo è il Consiglio di Stato che, di fatto, ha ribaltato la decisione del Tar riaccendendo la polemica che un anno fa era finita sui giornali americani. I giudici, dunque, hanno accolto il ricorso del Ministero dell’Istruzione: il rito – scrivono - “ha senso in quanto celebrato in un luogo determinato mentre non avrebbe senso se celebrato altrove; ciò spiega per cui possa chiedersi che esso si svolga nelle scuole, alla presenza di chi vi si acconsente e fuori dall’orario scolastico senza che ciò possa ledere il pensiero o il sentimento di chiunque non condivida quel medesimo pensiero e che, dunque, non partecipando all’evento, non possa in alcun senso sentirsi da leso da esso”.

Sì alle benedizioni religiose: ma ci sono dei limiti

La sentenza è chiara: le benedizioni non offendono né gli atei né coloro che professano altre religioni in quanto potranno essere celebrate solo in loro assenza (chi ne prenderà parte dovrà essere favorevole). Per i giudici italiani, infine, “non può attribuirsi alla natura religiosa di un’attività una valenza negativa tale da renderla vietata o intollerabile unicamente perché espressione di una fede religiosa mentre, se non avesse tale carattere, sarebbe ritenuta ammissibile”.