Ad aprile Papa Benedetto XVI compirà 89 anni e il suo segretario e prefetto della Casa pontificia, monsignor Georg Gänswein, ha voluto rilasciare un’intervista alla rivista “BenEssere, la salute con l’anima” per parlare proprio del suo lavoro, della collaborazione con Benedetto, della rinuncia al pontificato e delle sue condizioni odierne.

Per quanto riguarda lo stato di salute del Papa, Gänswein ha così utilizzato una metafora che sottolinea il passare inesorabile del tempo:

“Oggi, come sta Benedetto? È come una candela che, lentamente e serenamente, si spegne come avviene a molti di noi. È sereno, in pace con Dio, con se stesso e il mondo. È un uomo anziano, certo, ma è lucidissimo; purtroppo, il camminare è diventato faticoso, per questo usa un deambulatore. Mantiene una corrispondenza abbastanza ampia, ma non scrive più libri, si limita a dettare lettere alla sua segretaria. Volutamente conduce una vita da monaco, ma non è per niente isolato: prega, legge, sente musica, riceve visite, suona il pianoforte”.

L’arcivescovo tedesco ad oggi collabora sia con Papa Francesco che con Benedetto, caso unico nella storia della Chiesa, e così ha voluto anche soffermarsi sulle differenze tra i due:

Sono diversi nei loro caratteri, nelle personalità e anche nel modo di comunicare e di relazionarsi. Per me, vivere con Papa Francesco è uno stimolo: lui cerca il contatto diretto, persino fisico, accarezza e si lascia accarezzare, superando così le distanze personali. Papa Benedetto, invece, è più riservato: accarezza con le parole, piuttosto che con gli abbracci. Sono due personalità differenti, ma la cosa più importante è che sono entrambi autentici, non cercano di ‘copiare’ nessuno”.

Per concludere Gänswein non poteva che soffermarsi sulla rinuncia di Benedetto al pontificato e su come la decisione era stata ponderata da tempo:

“Lo sapevo già da molto tempo, la sua non è stata una decisione improvvisa, ma maturata gradualmente e accuratamente. Per me, è stato faticoso digerire questa decisione e mantenere il segreto. Ho cercato di ‘remare contro’ e ho fatto alcune proposte pratiche per facilitare l’esercizio del suo ministero petrino. Ma mi sono arreso, quando ho capito che Benedetto non mi aveva confidato un suo pensiero ipotetico, ma una decisione definitiva“.