Fino al 17 febbraio 2013 al MAXXI –  Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma – è allestita la mostra “L’Italia di Le Corbusier 1907-1965”, a cura di Marida Talamona. Con 600 disegni, schizzi, acquerelli, dipinti e fotografie originali, l’esposizione racconta il lavoro di Charles-Edouard Jeanneret-Gris, alias Le Corbusier: dai primi viaggi agli inizi del Novecento ai progetti, mai realizzati, per il Centro Calcolo Olivetti di Rho e per l’Ospedale di Venezia degli anni Sessanta.

Percorrendo l’esposizione si scopre un Le Corbusier inedito, poco conosciuto, appassionato dell’Italia e soprattutto dell’arte antica: “L’antichità non è una materia inerte per lui ma presente“, rivela la curatrice Marida Talamona. “La scelta del rapporto tra Le Corbusier e l’Italia è una chiave di lettura che restituisce la poliedricità, molto contemporanea, della sua figura: architetto, urbanista, designer, pittore, scultore e homme de lettres ha letteralmente rivoluzionato il modo di pensare l’architettura investendo con la sua lezione l’intero pianeta” continua la direttrice Margherita Guccione.

Il contatto con l’Italia inizia nel 1907 quando Le Corbusier soggiornò in Toscana per studiare l’arte medievale e le decorazioni architettoniche del XIII e XIV secolo, come mostrano gli acquerelli e i disegni esposti in nicchie di legno appositamente create per la mostra. E il legno non è un materiale scelto a caso. L’allestimento, infatti, a cura di Umberto Riva, è un raffinatissimo omaggio al Maestro: la narrazione è scandita da un susseguirsi di pareti in tavolato di legno, delineando un percorso espositivo che dialoga al tempo stesso con gli straordinari disegni lecorbuseriani e con l’architettura contemporanea del MAXXI.

L’esposizione si articola in quattro grandi sezioni: la prima, “I viaggi in Italia, documenta gli anni di formazione (1907-1923) in cui il giovane architetto compie quattro successivi viaggi in Italia, documentati attraverso le foto sulle rovine di Roma antica nel 1921, gli acquerelli di ambientazione toscana, i disegni di Pompei, Villa Adriana e Pisa. La seconda sezione, intitolata “Rapporti con la pittura 1916-1923”, dedica particolare attenzione a Le Corbusier pittore, all’esperienza della rivista l’Esprit nouveau, ai rapporti con le riviste italiane e alla querelle tra purismo e metafisica. I suoi dipinti sono esposti insieme a quelli di artisti italiani fra cui Carrà, Morandi e Severini. Si continua con “Gli anni Venti e Trenta”, documentati nella terza sezione, sono gli anni dei rapporti con i giovani architetti razionalisti a Milano, Torino, Roma e Venezia in cui Le Corbusier definisce la propria ricerca urbanistica. In mostra vi è anche la sua dedica autografa sui libri inviati a Mussolini e Stalin, a testimonianza del suo tentativo di incontrare chi all’epoca aveva la possibilità di fondare nuove città. Allo stesso modo contattò realtà industriali come Fiat e Olivetti, come testimoniato dalla corrispondenza con Adriano Olivetti e dalle foto sul tetto del Lingotto di Torino a bordo di una Balilla. La mostra si conclude con “I progetti del secondo dopoguerra”: Le Corbusier, raggiunta la fama internazionale, approfondisce la sua attività di pittore e scultore, realizza opere in vetro di Murano, di cui sono in mostra i disegni preparatori, e tra il 1962 e il 1965 torna più volte in Italia per incarichi professionali come il Centro Calcolo Olivetti a Rho e il nuovo Ospedale di Venezia, entrambi non realizzati a causa della morte dell’architetto nell’agosto 1965, ma rimasti entrambi straordinarie testimonianze della poetica architettonica degli ultimi anni. I progetti sono documentati con schizzi, disegni, modelli originali e alcuni filmati dell’epoca che restituiscono la completezza della sua statura intellettuale e l’eccezionalità del suo pensiero, che ancora oggi risulta lungimirante e attuale.