173 voti a favore w 108 contrari: queste le cifre con cui il Senato ha da poco approvato la legge di Bilancio con la quale si dovrebbe concludere l’esperienza del governo Renzi.

A darne conferma è lo stesso Presidente del Consiglio, il quale sui profili social ha annunciato l’approvazione di quella che crede “sia un’ottima legge”, per poi ringraziare tutti per i “mille giorni straordinari”. Per le ore 19 è invece previsto l’ultimo colloquio al Quirinale durante il quale verranno formalizzate le dimissioni, dopo aver ottemperato alle richieste di Sergio Mattarella.

Risolta la questione della legge di Bilancio, passata ponendo la fiducia e ignorando le minacce lanciate da Roberto Formigoni che aveva assicurato l’ostilità di una parte del Nuovo Centrodestra, rimangono però almeno due questioni da risolvere.

La prima riguarda la guida del Pd. Per le 17,30 è infatti previsto l’inizio della direzione nazionale del partito, che dovrebbe decidere chi sarà a spuntarla tra l’attuale segretario e le ragioni del fronte di minoranza guidato da Bersani. Sembra però difficile che spunti un nome nuovo da opporre a Renzi, e lo stesso ex segretario non sembra intenzionato a scendere in campo.

Paradossalmente è proprio Bersani che vorrebbe proseguire la legislatura fino al termine del mandato verso la primavera del 2018, mentre Renzi è orientato verso la strutturazione di un governo di responsabilità condivise quanto più possibile, che traghetti il Paese verso le nuove elezioni, che non potranno svolgersi almeno fino a marzo – aprile, in attesa che la Consulta si esprima sull’Italicum.

Nel frattempo Matteo Salvini e Giorgia Meloni tentano di riorganizzarsi in attesa delle elezioni, con il primo che ha teso significativamente la mano verso il Movimento 5 Stelle, potenziale alleato di un accordo inedito.

Berlusconi, alle prese con il compattamento del centrodestra e oggi ricoverato al San Raffaele per degli esami cardiaci, ha ribadito che dovrà essere compito del Pd risolvere la questione della legge elettorale, approvando le modifiche chieste dalla Consulta e parificando i dispositivi elettorali per Camera e Senato.