Le pensioni d’oro ritornano ad essere al centro del dibattito pubblico. Questa volta perché rientrerebbero in un emendamento della legge di Stabilità che secondo il governo Renzi dovrebbe servire a “coprire una falla della Legge Fornero” che riguarderebbe – guardacaso – i trattamenti pensionistici di molti dipendenti pubblici ed in particolare i “gran commis“, ovvero di funzionari dagli stipendi importanti come i consiglieri di Stato e della Corte dei Conti.

Di cosa si tratta? Ci sarebbe la possibilità per molti soggetti che si trovano a passare dal sistema contributivo a quello retributivo di effettuare un cumulo che permetterebbe loro di ricevere una pensione più elevata di quella che avrebbero ricevuto con il vecchio sistema – che era già generosa.

Non ci sono ancora cifre ufficiali della Ragioneria di Stato. Secondo il Codacons, la “falla” riguarderebbe 160.000 persone e avrebbe un costo per lo Stato pari a 2,6 miliardi in dieci anni – come al solito prendete queste stime con le pinze.

L’idea del governo sarebbe quella di inserire una sorta di clausola di salvaguardia che stabilisca un limite al trattamento pensionistico che si potrà percepire in futuro. Anche in assenza di dati della Ragioneria dello Stato sull’impatto di tale emendamento. Difficile non fare dei pensieri cattivi su tutta la faccenda.

Non è chiaro ancora se questo emendamento serva anche per dare una risposta all’allarme che era stato lanciato nei giorni scorsi: la cancellazione di un comma della famigerata riforma Fornero – che impediva di ricevere un assegno pensionistico superiore all’80% dell’ultimo stipendio.

L’impressione – ancora una volta – è che il governo renzi sia molto attento al marketing politico, ovvero dare l’impressione di occuparsi di un problema, senza farlo veramente. Non si spiega altrimenti il no alla proposta di legge, fatta qualche mese fa da Fratelli d’Italia, per limitare i pagamenti delle pensioni a 5.000 euro.

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