Il Senato ha da poco approvato l’enorme emendamento alla legge di stabilità, incluso dal Governo nel testo generale della legge di bilancio, e che sostituiva interamente il decreto originario. Su tale emendamento Mario Monti (che non era presente oggi a Palazzo Madama, ma a Melfi dalla Fiat), aveva chiesto la fiducia. I votanti erano 263 su 315 (maggioranza richiesta 132). I sì sono stati 199, i no 54, gli astenuti 10. Il Pdl non si è astenuto, ma ha votato a favore, con alcune eccezioni, fra le quali: Pera, perché non gli piace la gestione extraparlamentare della crisi di Governo; Malan, perché non è d’accordo sul sì dato dal Governo all’Onu sull’ingresso della Palestina come Stato osservatore; Giuliano, perché non è stato approvato il condono edilizio in Campania; Giovanardi, per l’insufficiente stanziamento ai fondi per il terremoto in Emilia.

Questa legge prevede un articolo unico, composto da 554 commi. Ora il provvedimento deve tornare alla Camera, per l’esame delle ultime modifiche, che non sono di poco conto. Poi finalmente l’atto conclusivo della legislatura, con le dimissioni formali di Monti e lo scioglimento delle camere da parte di Napolitano.