Buone notizie dall’Unione Europea per l’Italia. La Ue ha infatti promosso la Legge di Stabilità del governo Renzi e in una nota ha espresso parole particolarmente favorevoli nei confronti del Jobs Act,ovvero la nuova riforma del lavoro.

Nel giorno delle pagelle della Commissione Ue, l’Italia figura così tra i promossi insieme al Belgio, mentre la Francia è stata inserita tra gli osservati speciali. Il documento dedicato all’analisi dei conti pubblici dei tre stati presentato quest’oggi dal responsabile degli Affari economici Pierre Moscovici e dal vicepresidente Vladis Dombrovskis non ravvisa che ci siano elementi per una procedura di infrazione del deficit per quanto riguarda l’Italia, con la manovra di Stabilità che ha quindi incassato l’ok europeo.

Nel documento si sostiene che nel nostro paese gli “squilibri sono rimasti invariati, richiedono monitoraggio specifico e decise azioni politiche. Nel caso della Francia, dell’Italia e del Belgio è cruciale la piena implementazione delle riforme strutturali in atto e in programma”.

Il documento della Commissione Ue, oltre alla Legge di Stabilità, ha inoltre tenuto a sottolineare il suo apprezzamento nei confronti della riforma del lavoro fortemente voluta dal premier Renzi: “Il Jobs Act ha fatto decisivi cambiamenti nella legislazione di protezione del lavoro e nei benefici per la disoccupazione per migliorare l’entrata e l’uscita dal mercato del lavoro”.

Meno positivo il resoconto nei confronti della finanziaria francese. La Ue raccomanda al governo transalpino “stretti passaggi per il cammino di aggiustamento fiscale che dovranno essere rispettati e che saranno valutati regolarmente, con una prima valutazione a maggio 2015”. Non si tratta però di una bocciatura totale, bensì di un avvertimento; il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis specifica infatti che la Francia ha due anni in più per riportare il suo debito pubblico sotto il 3%.

Parole piuttosto negative anche per la situazione tedesca, come ha riportato Pierre Moscovici: “Da Germania ancora investimenti insufficienti”, tuttavia al governo della Merkel “nessun piano correttivo è stato chiesto”.