Matteo Renzi trova un alleato inaspettato. L’Ocse, nel suo Economic Outlook 2014, approva il rallentamento nel processo di consolidamento dei conti attuato dal nostro premier e dal presidente francese Hollande.

Questa decisione permetterà di rafforzare l’attività economica – insieme alle nuove misure di stimolo monetario decise – o annunciate – dalla Bce, mentre il mantenimento dei “precedenti impegni avrebbe comportato una rapida contrazione fiscale (…) che avrebbe probabilmente depresso ulteriormente l’attività e anche rischiato di portare la zona euro ad una nuova recessione“.

Il nostro governo avrebbe “appropriatamente ritardato il consolidamento fiscale e ha completato alcuni passi iniziali del proprio ampio programma di riforme strutturali“. Queste riforme – ovviamente – devono essere perseguite “con determinazione”, perché permetterebbero di ottenere una crescita più robusta.

Questo perché al di là dell’appoggio indiretto al governo Renzi, l’Ocse non può fare a meno di rilevare un peggioramento del deficit: il rapporto deficit/Pil dell’Italia dovrebbe essere pari al 3% quest’anno, al 2,8% nel 2015 ed al 2,1% nel 2016 – prima si stimava un 2,7% per il 2014, e un 2,1% per il 2015.

Le stime vedono nero anche per quanto riguarda il debito pubblico: nel 2014 dovrebbe essere pari al 130,6% del Pil, e salire al 132,8% nel 2015 e al 133,5% nel 2016. Come rileva l’Ocse ”Il debito pubblico assai alto rappresenta un elemento di significativa vulnerabilità, e man mano che la crescita migliora, il maggiore gettito fiscale dovrebbe essere sfruttato interamente per la riduzione del debito“.

Secondo l’Ocse, Il Pil dovrebbe registrare un calo nel 2014 dello 0,4%, per poi salire lievemente nel 2015 (+0,2%), e più decisamente nel 2016 (+1%). L’impatto della manovra, come già hanno fatto rilevare altri soggetti dovrebbe essere limitato “dato che i tagli alle tasse saranno compensati dalle riduzioni di spesa“.

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