Matteo Renzi ha da poco ottenuto l’ultimo sì sulla legge di Stabilità, ma il prossimo obiettivo sono le partite IVA: “Non possiamo non inserire nei prossimi mesi un provvedimento ad hoc per i giovani professionisti che non hanno avuto vantaggi dalla legge di stabilità: un intervento correttivo è sacrosanto e mi assumo la responsabilità di farlo nei prossimi mesi“.

Queste sono le sue parole ai microfoni di Rtl 102,5, che gli ha chiesto del trattamento delle partite IVA all’interno della legge di Stabilità. Il premier ha ammesso l’esistenza di un “punto problematico sui temi delle partite Iva: abbiamo ridotto al settore le tasse di circa 1 miliardo per 1 milione di destinatari ma il meccanismo ha un effetto che fa molto arrabbiare i giovani nella suddivisione di questi soldi. Il giovane avvocato o architetto ha qualche difficoltà in più essendo stato alzato il contributo sociale“.

Matteo Renzi poi non è entrato nei dettagli dei due decreti delegati del Jobs act che saranno all’ordine del giorno nel consiglio dei ministri di domani, ma ha fatto il solito sport “Non voglio entrare nei dettagli tecnici, stanno ancora discutendo nei tavoli di lavoro al ministero e a palazzo Chigi. Con il Jobs act sarà più facile assumere, non licenziare ed eliminiamo il più possibile ricorso ai giudici”. Unica cosa rilevante detta è che per i lavoratori “che hanno già un contratto mantengono lo statuto del passato“, perché la nuova normativa “si applica ai nuovi ed è un elemento di certezza per loro“.

Ottimismo, come al solito, sui punti spinosi, dalla scelta del successore di Giorgio Napolitano – “Dovremo deporre le armi del ‘voglio mettere lui’ e discutere insieme del profilo del prossimo presidente. Non sono per niente preoccupato: sono molto tranquillo che troveremo una buona soluzione” – ai problemi con l’India per i due marò – “Per la prima volta dopo mesi il governo indiano ha espresso il desiderio di una soluzione condivisa e concertata“, l’Italia vuole riportare a casa “tutti e due i marò“, e in fretta, “in un clima di rispetto istituzionale“.

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