Dopo una lunga notte di lavori, in un clima di forte tensione, il Senato ha approvato la fiducia sulla Legge di Stabilità alle prime luci dell’alba. La manovra è passata con 162 sì e 37 no. Approvato anche il ddl bilancio che passa con 161 sì e 78 no.  Il Governo è intenzionato a proseguire spedito per ottenere l’approvazione definitiva del maxiemendamento. Lunedì è fissato infatti il passaggio del testo alla Camera. Il Premier Matteo Renzi ha espresso la sua soddisfazione per la fiducia ottenuta, ringraziando il Senato con un tweet:

Grazie a senatrici e senatori che su stabilità e legge elettorale hanno dato stanotte lezione di politica a ostruzionismi. #lavoltabuona».

L’approvazione della fiducia sulla Legge di Stabilità ha scatenato una bagarre in aula. Il Movimento 5 Stelle non ha partecipato al voto, accusando il Governo Renzi di aver presentato un testo pieno di errori, pretendendo che i senatori pentastellati “votassero Topolino”. La portavoce del Movimento 5 Stelle al Senato, Nunzia Catalfo, ha espresso tutta la sua indignazione per la trascuratezza con cui è stato formulato il maxiemendamento:

“Il Governo dopo aver bloccato i lavori del Parlamento e della Commissione Bilancio del Senato e dopo 48 ore dall’interruzione dei lavori, ha presentato in aula un maxiemendamento alla legge di stabilità. Il testo non è degno di un Governo autorevole quale quello che Matteo Renzi vorrebbe far credere che è in essere. In una Italia in cui il Governo presenta un maxiemendamento alla legge di stabilità pieno di errori formali, di strafalcioni, di correzioni scritte a penna, di errori sostanziali. In una Italia come questa, colui che dovrebbe essere il Garante super partes, il Presidente del Senato Pietro Grasso, fa finta di nulla e fa procedere i lavori”.

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Lo stesso Governo ieri pomeriggio, tramite il viceministro all’Economia Enrico Morando, si era scusato per i refusi presenti nel testo. Anche Forza Italia ha abbandonato l’aula in un primo momento salvo poi rientrare per votare contro la legge di stabilità. I sindacati, già sul piede di guerra per il Jobs Act, si scagliano contro la legge di stabilità, contestando in particolare i pesanti tagli previsti dalla manovra che metterebbero a rischio la sicurezza nelle scuole, la tutela ambientale e una serie di servizi fondamentali per la tenuta sociale del Paese.

Intanto l’esecutivo nella notte ha incassato un altro successo, ottenendo che la riforma della legge elettorale venga discussa in Senato già a partire dal 7 gennaio. Renzi vuole far approvare il testo prima che il Parlamento si riunisca per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Un’ora fa Renzi ha dichiarato tutta la sua soddisfazione per le riforme in corso:

“Approvata la legge di stabilità che taglia 18 miliardi di euro di tasse. È incardinata la legge elettorale. Non si molla di un centimetro. Dai che stavolta l’Italia la cambiamo davvero.”

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Foto: Senato della Repubblica via Twitter