Il governo Renzi ha l’obiettivo di chiudere la pratica della legge di Stabilità entro martedì sera con il voto finale alla Camera dei Deputati. Ci sono però degli ostacoli: il primo è rappresentato dai 130 emendamenti presentati – e bocciati in Commissione. Poi ci sono di dubbi di carattere tecnico. Secondo i tecnici di Montecitorio, il credito d’imposta Irap potrebbe causare una procedura d’infrazione dell’Unione Europea, senza dimenticare il fatto che potrebbe causare comportamenti elusivi, come il ricorso a lavoro sommerso.

Un’altra obiezione riguarda il fondo che dovrebbe fornire parte dei 535 milioni di euro da dare alle Poste italiane in attuazione di una sentenza dell’Unione Europea: il fondo sarebbe quasi vuoto. Infine c’è il lavoro delle opposizioni: in commissione Bilancio i lavori sono stati agitati, i Cinque Stelle presenti hanno filmato i lavori ad insaputa dei loro colleghi e trasmesso il tutto. Come ha detto Giorgio Sorial su Facebook, sono pronti “a dare battaglia“.

Il governo non vorrebbe porre la fiducia sul voto finale. La speranza è che non si ripeta il caos di Palazzo Madama, con il via libera alle 4 e mezza del mattino ad un testo pieno di errori – il viceministro Enrico Morando è stato costretto a scusarsi per i problemi emersi nella relazione tecnica. Come ha detto Pippo Civatiun testo che, si può dire, nessuno conosceva nella sua edizione finale e che ha votato sulla fiducia. Appunto“.

Il problema è dovuto all’intervento del presidente del Consiglio dello scorso venerdì mattina, che ha dato una sforbiciata ai cosiddetti provvedimenti marchetta – ma questo ha incasinato la numerazione dei commi. Sul tema sono arrivate a Che tempo che fa anche le ammissioni del primo ministro Matteo Renzi: “Sulla legge di stabilità abbiamo fatto un po’ di casini, di cui mi prendo le responsabilità. Elogio senatori come il 91enne Zavoli che hanno lavorato tutta la notte“.

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