Un altro chiodo sulla bara della libertà di stampa è stato piantato. Il Senato ha approvato con i voti di Pdl e Lega un emendamento all’articolo 1 del disegno di legge sulla diffamazione che elimina il carcere per i direttori di testate, sostituendolo con una multa da 5mila a 50mila euro, ma che prevede la reclusione fino a un anno per il giornalista che abbia commesso il reato di diffamazione aggravata. Lunedì 26 ci sarà il voto conclusivo sull’intero articolo, a voto segreto, chiesto da Anna Finocchiaro, Pd.

Quindi il centrodestra ha fatto lo sconto ai direttori, sull’onda del caso Sallusti. Però è riuscito ad inventarsi due pene diverse per lo stesso reato, a seconda di chi lo commette, ipotesi vietata dal Codice penale. Ed è per questa ragione che il Governo aveva dato parere contrario all’emendamento. L’articolo così com’è ora è a forte rischio di bocciatura da parte della Corte costituzionale. Ma il relatore dell’emendamento, Filippo Berselli, Pdl, ha commentato che “Sta venendo fuori una buona legge”.

Violente le reazioni da parte del mondo giornalistico. La Federazione nazionale della stampa ha indetto uno sciopero dei giornalisti per lunedì 26 novembre, al quale parteciperanno anche i giornalisti Rai.

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