Lo scontro relativo al disegno di legge sulla diffamazione resta violento, sebbene la Federazione nazionale della stampa abbia annunciato nella serata del 23 novembre di avere sospeso lo sciopero originariamente indetto per lunedì 26.

Per quel giorno è previsto il voto finale (a voto segreto) al Senato sul disegno di legge che prevede, nella sua ultima versione, il carcere fino ad un anno per il giornalista che abbia commesso il reato di diffamazione aggravata, ma non più per il direttore della sua testata; quest’ultimo dovrà pagare una multa da 5 a 50mila euro.

La cosiddetta “legge salva Sallusti” (che poi non lo salva affatto poiché nel caso del direttore del Giornale egli è anche considerato l’autore dell’articolo senza firma), così come si sta formando in Senato, non solo continua a mantenere il carcere per chi scrive su un giornale, ma nel caso specifico prevede due pene diverse per lo stesso reato, a seconda di chi lo commette. Una situazione espressamente vietata dal codice penale e a forte rischio di incostituzionalità. Da molte parti questo disegno di legge viene visto come una vendetta dei politici sui giornalisti per aver portato alla luce le malefatte di molti di loro.

Lo sciopero è stato rinviato dopo che il presidente del Senato, Renato Schifani, ha chiesto che almeno si attenda l’esito del voto finale di lunedì. Anche il presidente della Fieg (l’associazione degli editori), Giulio Anselmi, aveva protestato contro lo sciopero, ma per motivi diversi. “Le ragioni della protesta contro una pessima legge sono comprese e condivise. Ma la Fieg ritiene improprie le modalità con uno sciopero che rende ancora più difficile la situazione dell’informazione”. In una nota del sindacato dei giornalisti si legge: “Accogliamo l’appello alla riflessione che arriva dalla seconda carica dello Stato. E’ un appello che parimenti va rivolto ai proponenti delle norme in discussione al Senato. La riflessione sarà speculare a quella che avanzerà nel corso del processo legislativo”.

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