Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, ha scelto il suo interlocutore per decidere con quale legge elettorale si andrà a votare, è Silvio Berlusconi. Già dalla giornata di ieri l’ex premier, tramite esponenti di Forza Italia, si è detto disponibile a incontrare il sindaco, e segretario, a Roma o a Firenze per mettere fine a un tema che da troppo tempo tiene occupata l’agenda politica nazionale, ben prima della bocciatura della precedente legge per opera della Corte Costituzionale.

“Abbiamo scritto una lettera, come Pd, dicendo: ci sono tre ipotesi diverse di tre legge elettorale. Il Pd fa un passo indietro, non impone una legge. Non è che non li facciamo noi che siamo il primo partito i diktat e li fanno altri, non è che le condizioni le possono fare gli altri. Dico confrontiamoci, ma senza mettere dei diktat, dire `la voto solo se fa cosi´. Nessun diktat da nessuna parte. Non li fa il Pd, non li fa Berlusconi, non li fa nessuno degli altri”, ha voluto chiarire Matteo Renzi intervistato nella trasmissione tv, Otto e mezzo.

In questo scenario quello che ne esce male è il vice premier e leader del Ncd, Angelino Alfano, sempre più bersaglio del sindaco di Firenze e che ha dato segni di insofferenza per essere stato messo da parte del neo segretario Pd sui temi politici, e come per dargli un contentino, in merito alla riforma della legge elettorale  Renzi ha specificato: “La proposta di Alfano può andare bene, la sottoporremo agli altri partiti e vedremo quale andrà bene. A me non interesse il modello che faccia più comodo al Pd ma quello che può fare più comodo agli italiani. Alfano è parte del centrodestra, non è che sta con noi. Ci fa molto piacere se sia disponibile. Per quale motivo il sistema che ho proposto non dovrebbe funzionare? Per me funziona, ci metto il cuore, mi aggrappo a tutte le possibilità perché l’otto dicembre i cittadini ci hanno dato una grande possibilità”, ha specificato Renzi.

Sul governo il leader Pd è stato altrettanto chiaro, rassicurazioni al premier Letta sulla durata dell’esecutivo, “Mi dicono fai finta di candidarti ma vuoi fare le scarpe a Letta. Non è così io mi ricandido. Tanto più, che non si voterà prima del 2015″. Si dice inoltre di non essere interessato a un rimpasto: “Voglio cambiare il Paese, non il governo. Non mi interessano le poltrone”. Parole dure invece sul ministro dell’Economia Saccomanni in merito al caso dei 150 euro, al mese, chiesti agli insegnanti per il blocco retroattivo degli scatti di anzianità, “A me non interessa il rimpasto, ma se il ministero dell’Economia richiede indietro 150 euro agli insegnanti, io mi arrabbio. Non siamo su Scherzi a parte”.

Renzi si dice disponibile alla tassazione delle rendite finanziarie per favorire la riduzione delle tasse sul lavoro. Nel Job act è previsto un taglio del 10% del costo dell’energia per le aziende. Invece cauto sul tema della liberalizzazione della cannabis: “Intanto cominciamo a definire le differenze  tra droghe leggere e droghe pesanti rivedendo la Fini-Giovanardi”.

Tornando sul tema della giornata quindi, tra Renzi e il Cavaliere ci sarà il tanto atteso faccia a faccia già nelle prossime ore, “A me non risulta, ma tranquilli. Se risulta lo diciamo prima”, ha detto ironicamente Matteo Renzi in riferimento all’incontro del passato ad Arcore che tanto clamore aveva avuto.