L’unica certezza derivante dalla sentenza con cui la Corte costituzionale ha bocciato parte del Porcellum è la necessità urgente di una nuova legge elettorale. Se è per questo, l’urgenza esisteva anche prima. Ma ora si rischierebbe di votare con una brutta legge che è stata anche azzoppata e attorno alla quale mancano le altre riforme indispensabili a garantire una governabilità decente.

E ora arrivano le incertezze. Il Governo sembra voler prendere in mano la situazione, creando un “team di sviluppo” per arrivare ad una nuova legge in tempi brevi. C’è però un’altra esigenza: evitare di tornare al voto troppo in fretta. Da qui il primo temporeggiamento. Si presume infatti che a gennaio la Consulta renda note le motivazioni della sentenza, senza le quali è impraticabile mettere mano al sistema elettorale. Per cui i tempi tecnici di elaborazione, discussione e approvazione di una nuova legge farebbero scadere l’eventuale opportunità elettorale di marzo; sono infatti necessari due mesi di distanza tra lo scioglimento delle camere e le elezioni (foto by InfoPhoto).

Soprattutto, non si sa bene che tipo di riforma si vorrebbe. Doppio turno come piace al Pd? Semipresidenzialismo come vorrebbe l’Ncd? E le due camere? Continueranno ad avere le stesse funzioni? Oppure si sceglierà di assegnare ai soli deputati il compito di dare la fiducia al Governo? In questo caso, che fine farebbe il Senato? La sua eliminazione sembra altamente improbabile: sparirebbero troppi “posti di lavoro”. Si dovrebbe quindi trovare una nuova funzione per Palazzo Madama, come la rappresentanza delle regioni, idea che piace a Matteo Renzi. Non va nemmeno trascurata la questione del numero dei parlamentari. Tutti hanno detto di volerlo ridurre. Ma i politici dicono tante cose.