Sembra una materia tecnica e complessa; effettivamente lo è. Tuttavia sarebbe un errore pensare che riguardi solo gli specialisti. E’ il motivo principale per cui ci troviamo con un Governo che nessuno vorrebbe, ma dobbiamo tenere perché l’alternativa sarebbe il caos, al punto che nemmeno nuove elezioni risolverebbero il problema.

E’ la legge elettorale, comunemente soprannominata Porcellum. La riforma che tutti dicono di volere ma nessuno veramente muove un dito per crearla. Questa legge è sotto il vaglio della Corte costituzionale per i suoi due principali difetti: sopprime il diritto di scelta individuale dell’elettore a causa delle liste bloccate; assegna un premio di maggioranza sproporzionato rispetto ai voti ottenuti (foto by InfoPhoto).

Il 3 dicembre si è tenuta l’udienza pubblica nella capitale, a Palazzo della Consulta. Sono emerse voci di un possibile rinvio della decisione a gennaio. Tuttavia oggi, 4 dicembre, la Suprema corte si riunisce in camera di consiglio alle 9.30. Non è escluso che arrivi una decisione; d’altra parte, non si può nemmeno trascurare un effettivo rinvio.

Innanzitutto i giudici dovranno stabilire se siano ammissibili i due temi principali del ricorso, per l’appunto le liste bloccate e il premio di maggioranza. Andrà successivamente analizzato il merito della complessa faccenda.

Cosa accadrebbe se la Corte bocciasse l’attuale legge elettorale? Secondo i promotori del ricorso (primo fra tutti l’avvocato Aldo Bozzi), resterebbe in vigore una legge con sistema proporzionale e soglia di sbarramento all’ingresso.

Ma ha poco senso andare a votare con una legge che a tutti gli effetti sarebbe uno scarto sopravvissuto alla scure della Corte costituzionale. E’ dovere del Parlamento creare una nuova legge, possibilmente decente. Che poi tale dovere coincida anche con l’interesse dei parlamentari, è tutto da stabilire.