Da un lato la sinistra del suo partito che va in escandescenze solo a sentire nominare Silvio Berlusconi, figuriamoci a considerare una trattativa con lui; dall’altra il Movimento 5 stelle che ribalta la frittata dopo che la Corte costituzionale ha detto chiaramente che questo Parlamento è legittimo: una manovra a tenaglia per chiudere Matteo Renzi in un angolo. La legge elettorale è solo uno dei tanti ostaggi nella guerra di sempre, quella per il potere.

L’ala cosiddetta bersaniana del Pd si straccia le vesti quando Renzi (foto by InfoPhoto) dice che può incontrare anche Berlusconi nelle trattative per costruire una nuova legge elettorale. Il segretario, nella serata del 15 gennaio, ha nuovamente ripetuto, questa volta al Tg1, che lui intende andare di corsa: “Se ci vediamo è per provare a chiudere“, dice riferendosi appunto all’incontro col leader di Forza Italia. Ma poi aggiunge la stoccata: “Ma come si fa a contestare chi discute delle regole anche con Forza Italia? È impossibile non considerare quello che dice il secondo partito italiano sulle regole. Si dice contrario all’incontro chi con Berlusconi ci ha fatto il governo“.

Il Movimento 5 stelle invece, dopo avere ripetuto alla nausea che questo Parlamento è illegittimo perché la Corte costituzionale aveva bocciato alcune parti del Porcellum, ha fatto finta di niente quando la Consulta ha specificato che d’illegittimo nelle camere non c’è proprio nulla. Sul blog di Beppe Grillo uno dei teorici pentastellati, Danilo Toninelli, ha scritto: “La Corte ha licenziato una legge elettorale legittima che va rispettata e che è applicabile sin da subito. Quindi si sciolgano le Camere e si vada a votare con questa legge“. Gli fa eco il collega Aldo Giannuli, riprendendo le parole di Gianroberto Casaleggio: “Dopo la sentenza della Consulta, non è affatto indispensabile una riforma, perché non c’è alcuna vacanza normativa da colmare“.

Nello sfondo c’è sempre la manovra tra diversi ambienti del Pd e del M5S per accordarsi, scaricare ciò che resta del centrodestra e fare un nuovo governo.